Le voliere

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La prima volta la costruii nell’anno 1958; era grande e all’interno avevo sistemato un alberello spoglio delle foglie ma con parecchi rametti sporgenti sui quali gli uccelli potevano posarsi.

Fra i diversi uccelli acquistati ve n’era uno minuscolo che aveva dei bellissimi colori molto vivaci. Il venditore mi disse che si chiamava “Guancia di arancio”. Fra gli altri uccelli c’era un verdone, nemico di questo uccelletto, ma non riusciva mai a prenderlo; un giorno però riuscì a raggiungerlo con una beccata alla testa uccidendolo e io lo trovai in fondo alla voliera morto. Ormai ero stanco di tenere in ordine la voliera e questa morte mi decise a smettere, per cui vendetti tutti gli uccelli e la voliera rimase vuota.

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Le nozze d’argento

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Lago di Como e Villa Arcorati in una tela di Guido Fabbri.

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Il 4 ottobre del 1956 io e mia moglie festeggiammo i 25 anni di matrimonio e, ricordando il periodo trascorso a Rivarolo, volemmo tornare a rivedere quei posti, che a causa della guerra avevamo visto molto in fretta.

La mattina partimmo presto da Rimini, arrivammo a Sampierdarena e andammo nel migliore albergo e siccome eravamo stanchi, ci riposammo un po’ dato che avevamo mangiato in treno. Uscimmo sul tardi e facemmo un giretto, fermandoci in un bar, prendemmo un caffelatte e mangiammo diverse paste.

Quando tornammo in albergo ci chiesero se dovevamo cenare, ma noi rispondemmo che eravamo andati a trovare dei conoscenti che ci avevano offerto delle paste e non avevamo fame, così ci ritirammo nella nostra camera. Prima di ritirarci telefonammo alla Gianna e all’Enrica (che da alcuni giorni era sua ospite) e dicemmo dove eravamo alloggiati.

Il giorno dopo andammo a Rivarolo a trovare i Rivara che volevano trattenerci a pranzo ma noi dicemmo che eravamo stati invitati dalla Gianna. Mentre mia moglie si tratteneva con loro feci una corsa in officina credendo di trovare i miei operai e tecnici, ma rimasi male: non c’era più nessuno, così mi spiegò l’unico rimasto: molti erano andati in pensione, altri erano morti e diversi erano stati trasferiti.

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Il presepio

Cominciai a fare il presepio nell’anno 1937, quando Mario aveva poco più di quattro anni.

Costruii una capanna e comperai le statuine di San Giuseppe, della Madonna, del Bambin Gesù, il bue, l’asino, poi i re Magi e qualche pastore. Comperai anche il trasformatore di corrente con la lampadina da mettere all’interno della capanna.

Allora il presepio si faceva sulla credenza della sala da pranzo, che si adattava bene per il suo formato. Lo facevo tutti gli anni e ogni anno aggiungevo qualche cosa di nuovo da me costruito. Quando eravamo a Rivarolo costruii un bel palazzo con le finestre bifore e un torrione, tutto sormontato da merlature. Il coinquilino Rivara, che era macchinista in ferrovia, mi portò delle lampadine di 23 Volt che, collegate in parallelo, mi permisero di illuminare tutto il palazzo.

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L’Umanità

quadro-autoritrattoL’Associazione “Umanità” è nata per assistere economicamente e moralmente i familiari dei soci defunti.

Questa associazione, in caso di decesso di un socio, fornisce gratuitamente tramite l’impresa O.F.A.R. quanto segue: il cofano di larice completo dei soli accessori esterni (escluso la cassa di zinco); tutti i documenti per la sepoltura; n. 6 manifesti e relativa affissione, il carro funebre, la presenza della bandiera del sodalizio, se richiesta dai familiari.

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La chiesa di San Giovanni e Paolo

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Studio a matita di Guido Fabbri.

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Questa chiesa si trovava ad angolo tra via Soardi e via Sigismondo. I parrocchiani erano pochi, perché lì vicino vi era la parrocchia di Sant’Agostino.

Mi ricordo di questa chiesa perché per il terremoto del 1916 era rimasto danneggiato il campanile e costruimmo diverse chiavi e ferramenta per rinforzarlo. Come parroco vi era una sacerdote anziano di cui non ricordo il nome. Alla sua morte fu sostituito da don Garavelli. Durante l’ultima guerra fu completamente distrutta dai bombardamenti, non fu più ricostruita e la parrocchia fu inglobata in quella di Sant’Agostino.

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I danni della guerra a Rimini

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Il Vescovado di Rimini (Piazza Ferrari), distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale il 28 dicembre 1943. in una tela di Guido Fabbri. 

[Come tutti gli altri racconti pubblicati nel blog di Nonno Guido, anche questo fu scritto nel 1990; precisazione doverosa, visto che ciò di cui si parla in questa pagina è oggetto di annose discussioni, e non solo, a Rimini].

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Le distruzioni maggiori sono state fatte dai bombardamenti indiscriminati degli Inglesi.

I bombardamenti del 1943 distrussero l’Episcopio, la chiesa di San Girolamo, l’arco di Porta Montanara in via Garibaldi, la bella cantoria della chiesa del Suffragio, la chiesa della Colonnella e la casa canonica, il palazzo Lettimi dove c’era il Liceo musicale (è ancora in uno stato di abbandono alla distanza di 47 anni, vi sono dei ruderi e nessuno pensa alla sua ricostruzione).

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La “San Vincenzo” e l’Azione Cattolica

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L’interno della Chiesa di Sant’Agnese in un olio di Guido Fabbri. Nominata per la prima volta in un documento del 996, venne distrutta da un terremoto nel 1308 e completamente ricostruita. Dopo diverse modifiche nel corso dei secoli, l’unico elemento che si salvò dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu il campanile.

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A seguito del mio matrimonio andai ad abitare nella casa di mia moglie, ove restai per due anni. Cambiando parrocchia lasciai a malincuore la San Vincenzo e l’Azione Cattolica. Ciò non era dovuto solo al cambiamento di parrocchia ma anche alle difficoltà finanziarie e alla preoccupazione per la famiglia.

Poi ci fu il trasferimento per servizio a Rivarolo, la guerra e tutte queste cose contribuirono a ritardare la ripresa delle mie attività. Finalmente alla fine dell’anno 1953, dopo la morte della mamma di mia moglie e della Lalla, tornammo ad abitare nella vecchia casa e ripresi la mia attività nella parrocchia di Sant’Agnese.

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