guido-fabbri-galleria-vicolo-gommaQuando feci la prima mostra personale al circolo del dopolavoro ferroviario di Genova non pensavo di avere un così largo consenso (e anche di vendere tanti quadri); è vero che i prezzi non erano alti, ma era la prima volta che realizzavo una personale, non potevo pretendere molto. Era l’anno 1942 e l’anno prima avevo concorso, sempre nel dopolavoro, a una mostra collettiva nella quale avevo vinto la medaglia d’oro.

Quando ritornai a Rimini nell’anno 1942 volevo riprendere a dipingere ma diverse incombenze famigliari e gli eventi bellici mi impedirono di farlo. Ripresi a dipingere saltuariamente nel 1946 ma il periodo più fecondo della mia produzione incominciò nel 1964, dopo il mio collocamento in pensione.

Nel 1967 ritenni di essere pronto per una nuova mostra e la feci alla Galleria Giulio Cesare; non posso lamentarmi di come andarono le cose ma mi aspettavo di più. L’anno dopo, 1968, ne feci un’altra alla galleria “La Rosetta” e rimasi abbastanza soddisfatto.

Il primo vero successo lo ebbi nella galleria del Vicolo Gomma nell’anno 1971, ma purtroppo le spese erano molte: il canone d’affitto della galleria era di Lire 100.000, in più il gallerista si tratteneva il 20% sulle vendite. Se a questo si aggiunge il ricevimento di inaugurazione per il quale spesi altre 100.000 lire, il costo dei francobolli per la spedizione dei depliant e la spesa per la tipografia, risulta che se ne andò oltre la metà dell’incasso. Nei giorni successivi alla chiusura, però, molti vennero in casa perché praticavo un certo sconto e per me erano soldi netti.

L’anno 1972 feci una mostra al palazzo del turismo di Riccione in piena estate; pagai solo l’affitto del locale ma, non essendoci il gallerista, dovevo essere sempre presente e a darmi il cambio veniva mia sorella che mi fu di grande aiuto. Per la mostra di Riccione avevo dipinto 40 quadretti in miniatura pensando che i forestieri non avrebbero comprato cose ingombranti e in due giorni li vendetti tutti. Oltre a questo avevo esposto altri sessanta quadri un po’ più grandi e ne vendetti 38. Fu un bel successo. Poi altre due mostre alla galleria del Vicolo Gomma, una nel 1973-74 e un’altra nel 1979 che mi diede una grande soddisfazione.

In quest’ultima mostra esposi diversi quadri della Rimini scomparsa. Prima della guerra avevo fatto dei disegni di alcuni di questi edifici e così mi fu facile dipingerli; per altri mi documentai e attraverso i miei ricordi riuscii a ricostruirli sulla tela.

Questi quadri li feci fotografare. Il gallerista mi disse che il posto per me nella sua galleria era sempre a mia disposizione (la ragione era che con me guadagnava molto) ma non feci più mostre perché ormai gli acquirenti venivano direttamente in casa.

Oltre ad effettuare mostre personali, ho concorso a diverse mostre collettive vincendo diversi premi. I principali quadri della Rimini scomparsa sono:

  1. l’Episcopio che si trova nella “Casa dei Ritiri” a Covignano
  2. La chiesa di San Girolamo, che è nella sagrestia di S. Giovannino (A.C.L.I.)
  3. L’arco di Porta Montanara (via Garibaldi), venduto
  4. La cantoria della Chiesa del Suffragio, venduto
  5. Il Kursaal: due quadri con due facciate, una a monte e l’altra lato mare
  6. La piattaforma – venduto
  7. L’Arco d’Augusto prima dell’isolamento
  8. L’acquaiolo, in un’immagine di quando non c’era l’acquedotto
  9. La chiesa della Colonnella come era prima della guerra, venduto
  10. La chiesa di Sant’Antonio al porto, venduto
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