Nel 1955 venne organizzata una gita a Roma di quattro giorni; partimmo la mattina presto.

Un dirigente dell’Azione Cattolica mi disse che a Roma un nostro concittadino affittava camere solo per la notte e per mangiare dovevamo arrangiarci. Ci diede il numero di telefono, ci mettemmo in comunicazione e fermammo due camere; il proprietario ci disse anche che la sua casa era poco lontano dalla Basilica di San Pietro e ci comunicò la via e il numero dell’abitazione.

Quando arrivammo a Roma andammo in Piazza San Pietro e, domandando, trovammo subito.

La mattina ci trovammo nel posto indicato per iniziare le visite alle quattro Basiliche; per la verità con il gruppo andammo solo alla Basilica di San Pietro e le altre le abbiamo fatte da soli perché mia cognata, forte camminatrice, voleva conoscere Roma il più possibile.

L’unica visita in comune fu appunto quella di San Pietro e in quella occasione vedemmo il Papa vicinissimo. In mezzo alla chiesa erano state messe delle transenne per lasciare libero lo spazio per il passaggio del Papa; io e l’Annettina eravamo in prima fila. Dopo una lunga attesa finalmente il Papa arrivò in sedia gestatoria, era Pio XII (Pacelli): passò in mezzo a due ali di popolo benedicendo: eravamo commossi guardando quel Papa che aveva attraversato gli orrori della guerra dimostrando la sua sofferenza, aiutando i perseguitati e lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa e della nazione.

Come ho già detto non ci legammo al gruppo e all’Annettina feci vedere tutto quello che conoscevo: le Catacombe, le Fosse Ardeatine, Castel Santangelo, le belle fontane di Roma, la Scala Santa, Trinità dei Monti, i Musei Vaticani, la cappella Sissina.

Mia cognata era instancabile; mi dispiaceva solo che non ci fosse mia moglie, ma non si era sentita di venire perché per lei era uno strapazzo. Per mangiare cercavamo sempre ristoranti modesti. La famiglia presso cui alloggiavamo era molto religiosa e buona e ci trovammo bene.

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