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La prima volta la costruii nell’anno 1958; era grande e all’interno avevo sistemato un alberello spoglio delle foglie ma con parecchi rametti sporgenti sui quali gli uccelli potevano posarsi.

Fra i diversi uccelli acquistati ve n’era uno minuscolo che aveva dei bellissimi colori molto vivaci. Il venditore mi disse che si chiamava “Guancia di arancio”. Fra gli altri uccelli c’era un verdone, nemico di questo uccelletto, ma non riusciva mai a prenderlo; un giorno però riuscì a raggiungerlo con una beccata alla testa uccidendolo e io lo trovai in fondo alla voliera morto. Ormai ero stanco di tenere in ordine la voliera e questa morte mi decise a smettere, per cui vendetti tutti gli uccelli e la voliera rimase vuota.

Quando Lionello tornò dal servizio militare, portò a casa due ghiri; costruii una cassetta di legno con dei fori che permettevano loro di entrare per andare a dormire e la misi all’interno della voliera. Mi piacevano quegli animaletti ma se li toccavi mordevano e quindi per pulire la voliera e la cassetta dovevo mettermi i guanti di pelle molto grossi. Una mattina trovai la gabbia vuota perché erano riusciti a rompere la rete e non li trovai più. Questa voliera la regalai alla figlioccia di mia moglie che stava in campagna.

Nei primi tempi successivi al mio pensionamento per non rimanere inoperoso costruii una voliera più piccola a forma di pagoda che regalai alla signora che mi vendeva la verdura (parecchie volte mi regalava i suoi prodotti perché aveva l’orto a Spadarolo).

Poi ne costruii un’altra a cinque scomparti indipendenti: ai quattro angoli avevo fatto quattro torrioni, il centro era sormontato da una torretta e tutta la voliera era ornata da merlature. La regalai al babbo del marito di mia nipote.

In seguito ripresi in pieno il mio lavoro preferito, cioè dipingere. Col mio blocchetto per disegni andavo in giro per la città, per le campagne, al mare per riprendere scene suggestive; ma feci anche nature morte, fiori e ritratti.

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