Cominciai a fare il presepio nell’anno 1937, quando Mario aveva poco più di quattro anni.

Costruii una capanna e comperai le statuine di San Giuseppe, della Madonna, del Bambin Gesù, il bue, l’asino, poi i re Magi e qualche pastore. Comperai anche il trasformatore di corrente con la lampadina da mettere all’interno della capanna.

Allora il presepio si faceva sulla credenza della sala da pranzo, che si adattava bene per il suo formato. Lo facevo tutti gli anni e ogni anno aggiungevo qualche cosa di nuovo da me costruito. Quando eravamo a Rivarolo costruii un bel palazzo con le finestre bifore e un torrione, tutto sormontato da merlature. Il coinquilino Rivara, che era macchinista in ferrovia, mi portò delle lampadine di 23 Volt che, collegate in parallelo, mi permisero di illuminare tutto il palazzo.

Quando ritornammo a Rimini, per alcuni anni non feci più niente, perché dovevamo sistemare la casa e poi ci furono i bombardamenti che ci costrinsero a sfollare. Ripresi a farlo nel 1946 dopo che mia sorella se ne andò da casa mia: erano rimaste due camere libere, così lo spazio per fare il presepio era più grande e lo feci fino all’anno 1952; durante questo periodo mi aiutava anche Mario.

Ricordo che avevo comperato della latta e feci un contenitore per l’acqua piuttosto grande, lo circondai con uno strato di muschio che eravamo andati a raccogliere, io e Mario, nella cava; sembrava un laghetto e comprai anche dei cigni di plastica che galleggiavano. Un elettricista mi diede un grosso trasformatore e potei illuminare tutte le case.

Nel 1953 morirono, come già detto precedentemente, la mamma di mia moglie e la Lalla, perciò tornammo nella casa di via Santa Chiara e il presepio non lo feci più. Per mantenere la tradizione, Lionello ci regalò un piccolo presepio con unito l’albero di Natale con un trasformatore e diverse piccole lampadine che si mettevano sull’albero e nel presepio.

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