quadro-vescovado

Il Vescovado di Rimini (Piazza Ferrari), distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale il 28 dicembre 1943. in una tela di Guido Fabbri. 

[Come tutti gli altri racconti pubblicati nel blog di Nonno Guido, anche questo fu scritto nel 1990; precisazione doverosa, visto che ciò di cui si parla in questa pagina è oggetto di annose discussioni, e non solo, a Rimini].

___________________

Le distruzioni maggiori sono state fatte dai bombardamenti indiscriminati degli Inglesi.

I bombardamenti del 1943 distrussero l’Episcopio, la chiesa di San Girolamo, l’arco di Porta Montanara in via Garibaldi, la bella cantoria della chiesa del Suffragio, la chiesa della Colonnella e la casa canonica, il palazzo Lettimi dove c’era il Liceo musicale (è ancora in uno stato di abbandono alla distanza di 47 anni, vi sono dei ruderi e nessuno pensa alla sua ricostruzione).

Il teatro Vittorio Emanuele II fu colpito ove c’era il palcoscenico e in parte i palchi, ma non fu fatto alcun lavoro per proteggerlo dalle intemperie, e per l’incuria dei nostri amministratori si trova in condizioni deplorevoli. Ironia della sorte: gli fu cambiato il nome in “Amintore Galli”.

Il Kursaal, che era rimasto indenne, fu distrutto da uomini dalle idee sbagliate con la banale scusa che impediva la vista del mare.

Anche l’abside del Duomo fu colpita e distrutta; lo spostamento dell’aria aveva lesionato tutto l’interno e le finestre e la facciata per cui fu necessario smontarlo pezzo per pezzo numerando tutti i blocchi di marmo in modo da rimetterli al loro posto. Quest’ultimo lavoro fu finanziato dagli Americani.

La chiesa di Sant’Antonio al Porto fu rasa al suolo, della chiesa di San Niccolò del Borgo Marina era rimasto solo il campanile, le strade erano ingombre di macerie ed era fatica a transitare; prima di andare a prestare servizio con gli Inglesi mi avevano dato una squadra di operai con badili per andare a pulire le strade e caricare le macerie sul camion.

Questo lavoro era pesante e gli operai, non abituati a manovrare il badile, si stancavano e la resa era poca. Quando venne l’ordine di presentarci al casello vicino alla stazione tutti fummo contenti.

Annunci