(Continua dopo la parte 1)

Nella terza branca c’era un impiegato anziano, pratico del lavoro e io mi rivolgevo spesso a lui per certe decisioni credendo che fosse un amico, ma dovetti ricredermi. Un giorno avemmo una discussione su una cosa che io non condividevo; da quel giorno cominciai a dubitare della sua sincerità, a sua insaputa cominciai a sorvegliarlo e mi accorsi del suo comportamento ambiguo. Non mi rendevo conto del lavoro che faceva. Io la sera, per arrotondare lo stipendio, facevo un’ora di straordinario e così andai alla sua scrivania cercando di aprire il cassetto, ma era inchiodato. Fra le chiavi dei diversi cassetti ne trovai una che apriva il cassetto e tutte le sere verificavo il lavoro che faceva.

Un giorno fece una cosa che non mi garbava e lo ripresi, gli dissi che io ero il responsabile e che doveva smettere; mi rispose che non capivo niente e usò parole offensive. Riferii tutto al mio ingegnere che voleva punirlo molto severamente: io dissi che non volevo rovinare una famiglia, che mi accontentavo che lo allontanasse dal mio ufficio e che in sostituzione mi desse il manovale Vannoni. L’ingegnere obiettò che il regolamento non permetteva che quel posto fosse occupato da un manovale, ma io insistei tanto, facendogli presente che aveva frequentato la scuola industriale, che l’ebbi vinta.

Venni poi a sapere da diversi operai che il suddetto impiegato diceva a tutti che io non capivo niente e che senza di lui si sarebbe fermata la branca. Ma io come ho detto, avevo aperto il suo cassetto e trascritto certi documenti perciò ero al corrente di tutto. Lui che teneva tanto a quel posto, non si dava pace e girava attorno al mio ufficio, che era al piano terra; io l’osservavo dalla finestra senza farmi accorgere e sapevo che continuava a dire che la branca senza di lui non poteva andare avanti e che saremmo stati costretti a richiamarlo.

Ma dovette disilludersi, non aveva capito con chi aveva a che fare e io e Vannoni ci disimpegnammo bene, anzi scoprimmo le irregolarità da lui commesse e per non fargli del male le sistemammo con difficoltà.

Fra le altre cose scoprimmo che mancavano un paio di quintali di legname. Il magazzino di detto materiale era alla portata di tutti per cui qualcuno aveva approfittato per fare qualche lavoretto per conto proprio. Allora chiusi il magazzino con un grosso lucchetto; non volendo assolutamente danneggiare delle famiglie, dato che nel dopoguerra vivevamo tutti in grandi ristrettezze, riuscii a sistemare anche questo piccolo disavanzo.

(Continua…)

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