In Officina era stata realizzata una nuova organizzazione dividendo la direzione del lavoro in sette branche: a me fu assegnata la terza branca, che aveva il compito di procurare tutti i pezzi necessari per la riparazione delle locomotive. Questo lavoro richiedeva molta attenzione perché i pezzi erano moltissimi.

Ebbi la fortuna di incontrare un operaio molto attivo e scrupoloso che mi segnalava i pezzi mancanti. Mi accorsi che il capo tecnico che c’era prima di me faceva il proprio interesse a scapito dell’Amministrazione: infatti quando mancavano dei pezzi si faceva mettere in trasferta per andare a prelevarli sul posto mentre io, con una telefonata, mi facevo spedire i pezzi necessari. Facevo le telefonate fino in Sicilia, anche se per arrivarci dovevo passare attraverso tre centralini. Questo meravigliò molto l’ingegnere capo che mi fece avere un premio in denaro.

Oltre a questo, certi materiali si acquistavano su piazza e anche qui riscontrai la poca onestà di chi mi aveva preceduto. Un giorno, avendo bisogno di un certo materiale, telefonai a una ditta di ferramenta, domandai la spesa e mi disse un spesa esagerata; feci notare la cosa e mi rispose: “Non paga mica lei, paga lo Stato”. Io risposi: “Lo Stato mi paga per fare il suo interesse”, chiusi il telefono e mi rivolsi a un’altra ditta che mi fece un prezzo molto inferiore. Mandai un operaio a ritirare il materiale perché non volli mai avere contatto con i fornitori.

Ma il bello successe in seguito; dovendo sostituire un grosso cuscinetto a sfere mi rivolsi alla ditta Sartini, rappresentante della Fiat; mi dissero che l’aveva ma costava quarantamila lire. Io, non sapendo il prezzo di listino, l’avrei acquistato ma l’operaio che volevo mandare a ritirarlo mi disse che era troppo caro e mi consigliò di telefonare alla ditta Grossi; così feci e per ventimila lire acquistai il cuscinetto sempre dalla ditta RIV. Lo feci notare all’ingegnere capo che restò meravigliato della differenza.

Un altro fatto mi capitò, dato che la terza branca aveva anche il compito di vendere ai privati i materiali usati che non servivano più. Un giorno venne una persona che conoscevo, con un buono dell’ufficio per l’acquisto di detti materiali e mi fece la proposta di mettere del materiale buono fra quello usato e dicendo questo, tirò fuori il portafoglio; indignato, lo misi alla porta e dovette comperare sorvegliato da me il materiale usato.

(Continua…)

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