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Il ponte di ferro sul Marecchia – da Rimini Sparita

Subito dopo il passaggio del fronte di guerra, l’officina non funzionava e dovevamo presentarci al casello vicino alla stazione. Mi presentai, mi assegnarono una squadra comporta da 20 operai e mi dissero che la mattina del giorno seguente alle ore 7 dovevamo essere presenti.

Come convenuto eravamo sul posto: gli Inglesi ci fecero salire su un camion e ci portarono lungo la linea ferroviaria per rinforzare le rotaie. Finito quel lavoro ci portarono a costruire un pilone per il ponte di ferro, su cui passava la linea ferroviaria, che attraversava il porto, sempre sotto la direzione Inglese.

Un graduato sfotteva un mio operaio, un ragazzo alto dalla forza non comune, che si ribellò e lo invitò a fare a pugni purché non intervenissero i suoi compagni. Si appartarono seguiti da alcuni soldati. Io non vidi come si svolsero i fatti ma Costantini (così si chiamava l’operaio) tornò con qualche piccolo segno al viso mentre l’altro venne portato in infermeria e non si vide più. I compagni avevano seguito la competizione senza intervenire.

Finito il pilone, ci mandarono all’officina del deposito e lì facevamo diversi lavori. La mattina io mi alzavo presto e prima di andare al lavoro andavo a raccogliere legna nelle case distrutte dai bombardamenti per poter adoperare la stufa.

Finalmente ritornammo nella nostra officina: erano rimaste le capriate, in parte danneggiate e i muri. Ci mettemmo all’opera per la ricostruzione con pochi mezzi, mancava la corrente e perciò si lavorava a forza di braccia. Si cercava di rimediare lamiere per coprire il tetto del reparto torneria; per l’illuminazione si trovò un piccolo gasometro a carburo, si fecero delle condotte con dei beccucci e così si ottenne un po’ di luce.

Le macchine erano poche perché i Tedeschi le avevano portate a Verona dove avevano la sede del comando. Fu prelevato un gruppo elettrogeno dalle barche di Costantini che azionò egli stesso, così potemmo adoperare le poche macchine disponibili e avere l’illuminazione. Nel reparto montaggio e aggiustaggio una squadra di operai azionava i diversi comandi della gru a ponte, tutto a mano e in quel modo si riuscì a riparare due locomotive.

(Continua…)

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