Partimmo per San Marino nel primo pomeriggio; avevamo caricato sulla bicicletta i cappotti e alcune coperte, un sacco di pane che avevamo cotto il giorno prima e un grosso barattolo di marmellata; il carico era grande e quando la strada cominciò a salire facevo una gran fatica; a un certo punto non ce la facevo più e chiamai Mario perché mi aiutasse a spingere.

Finalmente attraversammo il confine e tirai un sospiro di sollievo perché avevamo paura di incontrare i Tedeschi che mi portassero via. Ci riposammo alla meglio ma la notte la passammo in bianco. La mattina andammo a Cailungo; eravamo in parecchi, i contadini ci diedero la paglia e ci alloggiarono sotto un grande portico. Questo portico però era aperto proprio dalla parte da cui arrivavano le granate e non era sicuro; ricordo che avendo avuto bisogno di andare di corpo sono dovuto andare in un campo vicino e mentre ero lì arrivarono due granate poco lontano. Decidemmo quindi di andare in una galleria del trenino Rimini – San Marino.

Lì trovammo un riminese che aveva occupato un vagone del trenino e fu così gentile da fare un po’ di posto a mia moglie e ai bambini mentre io dovetti adattarmi come potevo; mi fecero un po’ di posto a terra e mi trovai con una donna che aveva un bambino piccolo il quale durante la notte fece la popò e io mi dovetti sorbire quel dolce profumo.

La mattina con quel riminese andammo a Borgo per vedere se si poteva rimediare qualcosa da mangiare; lungo la strada ogni tanto arrivavano delle granate e si camminava con un po’ di paura; quando arrivammo a Borgo la prima persona che incontrai fu mio fratello Achille che era alloggiato dai Salesiani. Con lui, oltre la moglie, vi erano due nipoti, la Lora e la Silvana. Achille mi disse: “Vieni anche tu con la tua famiglia dai Salesiani”. Tornai in galleria, prendemmo tutti i nostri fagotti, ringraziammo quel riminese e andammo da Achille.

Si dormiva in terra in un grande stanzone ed eravamo parecchi. Poco dopo mezzanotte venne una pattuglia di Tedeschi e con le lampadine elettriche guardavano dentro: io mi nascondevo più che potevo per la paura di essere sequestrato e quando se ne andarono respirai.

(Continua…)

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