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Vergiano, il Mulino Carlotti in un disegno del Nonno Guido

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Da un po’ di giorni alcuni Tedeschi si erano istallati nel mulino dei Carlotti [parenti di nonno Guido]: essendo pieno di sfollati, occuparono la sala da pranzo. Questo non fece piacere a nessuno perché aumentava il rischio dei bombardamenti.

La mattina del giorno 2 settembre, d’accordo con la zia Annetta, facemmo il pane, lo portammo dai Carlotti ove la zia aveva scaldato il forno, e lo facemmo cuocere. Il giorno 3 settembre vi fu un bombardamento e alcune schegge arrivarono nell’aia di Marchet. Una persona venne ad avvisarci che avevano colpito il mulino dei Carlotti e a questa notizia io corsi lungo la fossa del mulino per vedere come stavano le cose. Appena arrivai vidi in terra due tedeschi colpiti: uno teneva la testa alzata all’altro e quando mi vide mi domandò aiuto ma con dispiacere passai oltre: pur essendo nemici sono esseri umani, ma a me premeva vedere mia sorella e la sua famiglia e i miei parenti.

Lo spettacolo che si presentò era tremendo: tutta la parte migliore del fabbricato era distrutta, due cugine erano morte (una aveva la faccia sfigurata), c’era un altro morto nel corridoio quasi coperto dalle macerie, altri morti erano da un’altra parte, mia sorella e suo figlio erano stati colpiti da schegge. La mia zia Annetta era stata colpita in diverse parti del corpo, era in uno stato pietoso e si lamentava tanto, mia cugina Clara aveva un piede spappolato ed era tutta insanguinata. Io non sapevo cosa fare, c’era il dottor Lazzari disorientato, i feriti erano distesi in terra ma lui non aveva medicinali, aveva solo qualche iniezione che fece ai feriti più gravi.

Il marito di mia sorella e Dino si erano salvati perché si trovavano nella parte retrostante del fabbricato. Così io e Armando prendemmo una carretta a mano e portammo l’Enrica [sorella maggiore di nonno Guido] da Marchet. Non essendoci posto, il contadino fece un letto di paglia nella stalla. Fu difficile tirarla giù dalla carretta perché le si faceva male solo a toccarla.

Il giorno dopo decidemmo di scappare a San Marino, quindi mia sorella fu caricata nuovamente sulla carretta per essere portata dal nostro fratello Achille che era sfollato a Corpolò. In seguito seppi che anche mio fratello fuggì a San Marino e allora mia sorella fu portata nelle grotte di Santarcangelo dove fu curata come meglio si poteva. Dopo la ritirata dei tedeschi fu portata all’ospedale di Pesaro. Con mio fratello Achille ci incontrammo a San Marino.

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