Un altro racconto di Babbo Nello: lo stesso fatto descritto in “Catturato dai Tedeschi” visto con gli occhi di un bimbo di 6 anni.

Tempo addietro a Rimini correva il detto “I dieci minuti di Pugnaloni” usato, ad esempio, per evidenziare il notevole ritardo di chicchessia a un appuntamento.

Ritegno che “Pugnaloni” fosse un nome d’arte meritato dal personaggio in questione per la sua facilità a risolvere le sue questioni personali ponendo mano al coltello. Un bel giorno disse alla moglie: “devo andare a parlare col maresciallo dei carabinieri e torno fra dieci minuti”. Tornò dopo dieci anni di galera.

Durante l’estate del 1944 la mia famiglia, per sfuggire ai bombardamenti che a varie ondate distruggevano la città di Rimini, si trasferì in campagna a Vergiano, ospiti poco graditi di una famiglia di contadini. Anche a mio padre dovette capitare qualcosa del genere come al signor Pugnaloni, sebbene per motivi assai più nobili.

Un bel giorno, avviandosi al forno per comprare del pane, disse a mia mamma: “Torno subito”. Tornò dopo diversi giorni. Assieme ad altri uomini del posto fu “spintaneamente arruolato” da un reparto di militari tedeschi con la qualifica meritata sul campo di mandriano, ovvero conduttore di bestiame bovino.

I tedeschi, per provvedere alla loro alimentazione, stavano razziando il bestiame ai contadini e dovevano trasferirlo  a Ravenna evidentemente quale centro di smistamento. Ad ognuno degli uomini prelevati venne consegnata una pertica e assegnata una decina di capi di bestiame da condurre. Non fu una passeggiata piacevole. Soprattutto quando qualche caccia dello schieramento opposto di passaggio si portava a bassa quota e cominciava a mitragliare. Ricordo, tra l’altro, il disagio di mio padre nell’ammettere le bastonate a sangue impartite a quelle povere bestie per farle correre al massimo nel tentativo di cercare qualche riparo.

Fortunatamente, dopo qualche giorno, il babbo tornò a casa, anche se un po’ malconcio. Difatti era estate e il babbo era uscito di casa con un semplice paio di sandali ai piedi, senza calzini. Possiamo immaginare lo stato dei suoi piedi dopo giorni interi di marcia, sulle strade di allora e spesso attraverso i campi.

Si presentò felice di riabbracciarci e per gli scampati pericoli, ma ricordo subito dopo il suo viso segnato dal forte dolore causato dai piedi pieni di piaghe sanguinanti. Ricordo come anche quella volta il forte legame fra i miei genitori abbia avuto la meglio sulle difficoltà. Ricordo mio padre seduto su una sedia e mia madre in ginocchio, di fronte a lui, con una bacinella di acqua tiepida salata che gli lavava delicatamente i piedi.

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