Trovata la casa, partimmo per Rivarolo per andare a prendere il mobilio.

Avevo ottenuto un carro ferroviario e facemmo portare il mobilio in stazione ma non potemmo caricarlo perché il carro era stato requisito. Corsi subito al compartimento di Genova ma l’incaricato non c’era e il donzello mi consigliò di parlare con il capo Compartimento che mi ricevette subito: gli esposi il mio caso nei minimi particolari, egli mi ascoltò poi telefonò alla stazione di Rivarolo dando ordine di caricare il mio mobilio.

Mia moglie, che era in stazione ad attendermi, diresse i lavori di caricamento.

Mentre uscivo dall’ufficio del capo Compartimento trovai l’impiegato che mi voleva soffiare il carro mentre litigava col donzello perché mi aveva fatto entrare dal capo (non so come se la sia cavata), io corsi subito alla stazione di Rivarolo dove con mia moglie avevano quasi finito di fare il trasbordo; ci dissero che il carro sarebbe partito verso mezzanotte e, essendosi fatto tardi, pensammo di pernottare dalla Gianna per cui andammo a Sampierdarena. Ma a darci un saluto non desiderato quella notte ci fu una incursione aerea nel corso della quale vennero sganciate parecchie bombe e passammo la notte in un rifugio.

La mattina poi ci dissero che le bombe avevano colpito la stazione di Rivarolo distruggendola. Pensai subito al mio mobilio e corsi immediatamente a vedere; la stazione era completamente distrutta ma il capo stazione mi disse che il treno col mio carro era partito dieci minuti prima del bombardamento, quindi era salvo.

Il carro arrivò a Rimini una settimana dopo perché lo facevano sostare nelle diverse stazioni; noi eravamo in attesa, sempre con la paura che non arrivasse a causa dei bombardamenti.

Tutto si risolse bene, sistemammo il mobilio nell’appartamento e io ripresi il servizio in officina.

Dopo un anno che avevo ripreso servizio a Rimini cominciarono i bombardamenti anche sulla nostra città.

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