Il ritorno a Rimini, atteso con trepidazione, sembrava fosse sospeso.

Mi scrisse il capo tecnico Lugli, ex compagno di scuola, da Firenze consigliandomi di andare a Firenze stessa per parlare al Capo Servizio. Feci come mi disse e tutto finì nel miglior modo. Telefonai subito a mia moglie e le comunicai l’esito positivo, poi passai dalla mamma di mia moglie e le chiesi se, in attesa di trovare un appartamento, si poteva alloggiare da lei. Avuta la risposta positiva partii subito per Rivarolo e raccontai come si erano svolti i fatti a mia moglie che ne fu felice.

A sostituirmi venne il sottocapo tecnico Formiconi che venne a vedere il posto con la moglie e mangiarono a casa mia. Prima di partire per Rimini cominciammo a preparare tutto per il trasloco: smontammo tutti i letti e i mobili, imballammo diverse cose, riempimmo la cassa con le stoviglie e preparammo tutto in modo che, appena trovato l’appartamento a Rimini, potessimo subito traslocare.

Dopo questi preparativi ai primi del mese di ottobre del 1942 partimmo per Rimini e,come avevamo convenuto, alloggiammo in casa della mamma di mia moglie. Nel tempo in cui soggiornammo lì non ci trovammo bene perché mia suocera era insofferente, specialmente con Lionello, e quando faceva qualche capriccio invece di calmarlo gli dava contro, provocando una reazione sempre peggiore.

Finalmente trovammo un appartamento dalla signora Tomasetti in via XX Settembre 15. Le condizioni non erano belle perché la proprietaria si era tenuta due camere e per andarci doveva passare dalla nostra camera da pranzo, e quindi aveva la chiave del nostro appartamento, ma il tempo stringeva, anche per la pressione che faceva la mamma di mia moglie.

(Continua…)

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