Non accenno a fatti di guerra che sia la radio che i giornali mettono in evidenza, ma narro cose personali da me vissute nel periodo in cui sono stato a Rivarolo.

La guerra si estendeva a macchia d’olio, sembrava dovesse essere una guerra lampo invece durò quasi sei anni. Ricordo una vignetta vista su un giornale che riportava Churchill seduto sulla sponda di una vasca che con un cucchiaio in mano vuotava la vasca: questo per dimostrare che occorreva dare tempo al tempo.

Il primo bombardamento subìto a Rivarolo fu quello navale avvenuto il 9 febbraio 1941, tremendo per le conseguenze: un proiettile colpì la casa confinante con la nostra, con lo spostamento dell’aria si spalancarono le porte e le finestre e i vetri delle finestre andarono in frantumi. Il signor Rivara poco prima voleva andare in galleria ma io dissi che era pericoloso e che non mi sarei mosso, e questa fu una fortuna perché lo spostamento dell’aria chissà dove ci avrebbe scagliati, e lo riconobbe anche il signor Rivara che mi ringraziò per la decisione presa.

Con Mario poi andai a Genova a vedere i danni subìti e vedemmo dei palazzi che la traiettoria degli obici aveva colpito dall’alto fino al piano terra.

Era il mese di febbraio e, per ripararci dal freddo, avevamo incollato della carta sui telai delle finestre. Il signor Rivera, che era del posto, si interessò e trovò chi ci venisse a mettere i vetri. Il padrone di casa mandò un muratore (massacan) a chiudere le crepe e un imbianchino che era un decoratore e dipinse delle rose sul soffitto delle camere rendendo la casa più allegra.

Ci furono altri bombardamenti ma quando suonava l’allarme si correva subito in galleria della camionabile “Genova Torino” che era poco lontana prendendo la scorciatoia. Andavamo a dormire vestiti per essere pronti a correre nel rifugio, tenevamo i cappotti a portata di mano e anche qualche coperta per non prendere freddo.

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