Frequentai tutti i corsi professionali indetti dal Superiore Servizio che si tenevano tutti gli anni per preparare gli aspiranti capi tecnici.

Per poter partecipare ai relativi concorsi bisognava avere la qualifica di operai di prima classe; io avevo quella di operaio di seconda classe ma malgrado questo ho frequentato tutti i corsi pensando che prima o poi avrei potuto partecipare anch’io ai concorsi.

Dovetti attendere quattro anni prima che fosse indetto il concorso per operaio di prima classe, ma finalmente arrivò. Per capolavoro ci fecero fare un bocchettone con la filettatura a due principi. Il mio capolavoro risultò il migliore perché si poteva avvitare da ambo le parti e così fui promosso operaio di prima classe. I concorsi sotto il fascismo erano rari e dovetti attendere ancora un anno prima che fosse indetto il concorso per sottocapo tecnico. Finalmente arrivò quel giorno. I posti in quel concorso erano 40 suddivisi nei diversi mestieri e per i tornitori erano solo tre.

Partii la mattina presto per essere a Firenze per le 9 per sostenere l’esame scritto. Il capo tecnico Gabrielli mi diede l’indirizzo di un alberghetto chiamato “Ai vecchi cancelli” vicino alla Chiesa di Santa Maria Novella, dato che gli esami si sarebbero svolti nei locali di quel convento. In questo piccolo albergo si mangiava bene e si spendeva poco.

La prima prova scritta consisteva in un problema imperniato su calcoli di lavoro e sulla potenza necessaria dei motori: le domande erano parecchie ma io risolsi il problema fino in fondo e in più risolsi anche il problema facoltativo. Il giorno dopo tornammo per sostenere le prove del tema; parlando coi compagni di corso seppi che nessuna aveva risolto l’ultima parte del problema e quando glielo spiegai rimasero male. Il tema era imperniato sul alvoro e credo di aver svolto un bel tema, anche se conciso.

La mia sorpresa fu grande quando vidi che agli orali erano stati ammessi anche quelli che non avevano svolto l’ultima parte del problema. Il Servizio aveva ammesso agli orali parecchi concorrenti perché fra di essi c’erano i raccomandati. I posti, come ho detto sopra, erano 40 e per il mestiere di tornitore erano tre. Malgrado avessi sostenuto bene l’orale nella graduatoria risultai quinto, quindi escluso: era il 1939.

L’anno dopo vi fu un nuovo concorso ed io partecipai per due mestieri: tornitore e fucinatore, avendo lavorato in questo mestiere prima di andare in torneria. Ritornai al solito albergo, sostenni gli esami e risolsi i due problemi obbligatori e anche quello facoltativo ma anche quell’anno ci furono i raccomandati. Agli orali ero sicuro di essere andato bene per il mestiere di tornitore ma a questo fui promosso fuori graduatoria, mentre nel concorso per fucinatori risultai il primo.

Fui traslocato a Genova-Rivarolo con una lettera del Servizio che diceva che potevo essere utilizzato in entrambi i mestieri, essendo stato promosso fuori graduatoria anche nel mestiere di tornitore. A Rivarolo fui utilizzato nel reparto torneria e questo mi fece pensare che il Servizio volesse riparare in quel modo all’ingiustizia commessa nei miei confronti.

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