Nell’anno 1918, appena sedicenne, andai a Bologna per passare la visita a Palazzo Pizzardi per entrare in ferrovia; avevo fretta di tornare a Rimini e quindi vidi solo i suoi portici.

Ma a Bologna tornai altre volte, una volta per comprare il trombone, un’altra volta andai all’Università per mio figlio Mario; tornai con mia moglie e con Lionello andammo sul colle di San Luca; visitato quel Santuario vedemmo la basilica di San Petronio e altre belle chiese, la piazza Maggiore con la statua del Nettuno e le due torri.

Quando Mario è stato operato sono andato insieme con Lionello all’ospedale Maggiore a trovarlo e con noi c’era anche la Bianca [moglie di Lionello]. Sono state sempre visite frettolose, quindi non ho visto molto.

A Faenza sono stato ricoverato all’ospedale per un incidente al piede sinistro e sono tornato un’altra volta per la riunione delle conferenze di San Vincenzo. La riunione cominciò con la messa in duomo (che è una bella chiesa), la maggior parte del tempo trascorse nella riunione e anche di questa città ho visto poco.

Forlì: la prima visita in questa città avvenne per ordine del fascismo, per andare ad applaudire il discorso che avrebbe tenuto Mussolini in piazza Saffi, perciò noi ferrovieri partimmo dall’officina inquadrati e sorvegliati dai fascisti; arrivammo alla stazione ove c’era un treno speciale che ci attendeva. Arrivati a Forlì, sempre inquadrati fummo portati in piazza Saffi in attesa del discorso del Duce: la piazza era piena di gente, la maggior parte rastrellata nelle diverse città. A Forlì sono tornato ancora dopo la guerra per conto degli Olmeda [la famiglia di Olga, moglie di Peppino, fratello della Teresina] che erano in contrasto con la famiglia Torri per una eredità, così andai all’ufficio registro per accertamenti e vidi la chiesa di San Mercuriale.

Cesena: la prima visita in questa città fu quando si sposò mio fratello Achille, essendo la sua futura moglie di Cesena (non ricordo neanche la chiesa in cui si sono sposati). Dopo pranzo andammo alla chiesa della Madonna del Monte di cui ricorso la scalinata per salire all’altare e il chiostro bellissimo. A Cesena ritornai quando mio fratello Achille fu ricoverato all’ospedale dove morì e in seguito ritornai parecchie volte con mia moglie sempre all’ospedale, dove periodicamente si ricoverava la moglie di mio fratello soggetta ad un enfisema polmonare. Le visite erano sempre frettolose e perciò anche di questa città ho visto poco.

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