15-8-49-ferroviaEra l’anno 1932: la mattina del 22 giugno nacque Corrado, il parto era prematuro (poco più di sette mesi).

Il bambino, malgrado questo, era ben formato e aveva molti capelli neri, gretti, ed aveva un bel viso ma era nato con una imperfezione: il medico disse che aveva il foro di Botallo ancora aperto e faceva fatica a respirare.

Visse due giorni con un continuo lamento; il dottore disse che non soffriva e che quel lamento era dovuto alle difficoltà di respirare. Lo tenemmo nel nostro letto in mezzo e quello che sembrava un lamento per noi erano tante stilettate. Come ho detto visse due giorni, poi morì.

Il giorno dopo in una cassettina lo trasportammo al cimitero con un taxi; avevo ottenuto il permesso  di aprire il tombino dove c’era mia mamma e lo mettemmo vicino alla sua nonna.

Il giorno dopo ripresi il servizio facendo il solito lavoro e l’ingegnere capo, che tutti i giorni faceva il solito giro in officina, mi venne accanto e mi fece le condoglianze. Rimasi meravigliato e commosso e non potei trattenere le lacrime: lui mi fece coraggio e disse: “Siete giovani e ne avrete presto un altro”.

L’ingegner Cassinis era una figura distinta; quando eravamo fidanzati io e la Teresina lo incontravamo spesso per la strada. Lui era con la moglie e il figlio, portava un cappello a cupola chiamato “cicchetto” e tutte le volte che ci incontrava se lo toglieva.

Nel 1933, il giorno 11 luglio, nasceva il secondo figlio e gli mettemmo nome Mario; questi due figli sono nati nella casa Muccini e la levatrice fu la signora Paoletti, zia della Clara, che esercitava la sua professione nell’ospedalino per l’infanzia in Corso d’Augusto, vicino alla Chiesa dei Servi.

Mario aveva dei porri nella faccia e il dottor Paltrinieri, che era anche il medico dell’ospedalino, venne con un apparecchio elettrico per bruciarglieli, ma si vedeva che lo adoperava per la prima volta perché era incerto e non fece un bel lavoro.

Verso la sera il bambino venne preso da convulsioni: io, per paura che morisse, andai di corsa dal dottore e nell’esaltazione dissi delle parole grosse e proferii delle minacce mentre lui cercava di calmarmi dicendomi che era cosa passeggera. Quando tornai a casa il bambino si era calmato e si addormentò; la cosa finì lì ma io non ho potuto dimenticare quell’operazione perché martoriava mio figlio.

Quando andammo ad abitare da Pratelli, Mario non aveva ancora un anno e ancora non camminava mentre la figlia di Magnani, nostro coinquilino, cominciava a camminare e il cav. Pratelli diceva: “La cavallina va, ma il cavallino non va”. Successe che la cavallina cadde e si fece male, così si fermò e il cavallino la superò.

L’altro figlio, Lionello, è nato il 19 febbraio del 1938; la levatrice era la signora Zaira, madre del dottore Volpones; in quel mese il freddo era intenso e non essendoci il riscaldamento la levatrice scaldò un po’ l’ambiente, mi sembra bruciando dello spirito. Intanto io scaldai delle pentole grandi di acqua e mi diedi molto da fare e aiutai a levare il bambino che era molto grosso facendo come diceva la levatrice.

Questo bambino piangeva molto e per due anni ci diede molto da fare, Mario si arrabbiava e proponeva di buttarlo dalla finestra. Poi Mario ebbe diversi mali: otite, tonsillite, pertosse, per cui dovemmo cambiare aria e andammo a Sant’Ermete dalla Paolina.

Io sono orgoglioso di questi due figli perché sono due galantuomini e questo è per me motivo di grande soddisfazione. Hanno studiato creandosi una buona posizione, si sono formati una famiglia sana dandomi due nuore che sono un tesoro e mi vogliono bene, in più carissimi nipoti che adoro. Di tutto questo ringrazio Dio e innalzo un inno di lode implorando che li assista sempre.

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