Non voglio entrare in merito a questa eredità perché non conosco a fondo la cosa.

So che mia nonna, appena sedicenne, prima di sposarsi volle che fosse costruita la casa nuova accanto al mulino e per questo vendette il suo grosso podere vincolando la somma ricavata non so in che modo perché non riscuoteva interessi; alla sua morte la somma non era aumentata.

La zia Aurelia, la zia Lavinia e mia mamma, quando si sposarono, oltre al corredo come dote ricevettero 500 lire (a quei tempi erano soldi); quando si sposarono la mia zia Elisa e la zia Irene il nonno Achille era morto e non ricevettero la dote.

La mia nonna prima di morire voleva sistemare le cose e chiamò le due figlie coi mariti ed espose i fatto, come voleva suo marito, convalidati dal parroco di allora don Villa.

Ma i mariti non accettarono e dissero che vivesse tranquilla, che dopo la sua morte avrebbero sistemato loro le cose. Allora la mia nonna, viste le mali intenzioni dei generi, lasciò la somma alle figlie che si erano sposate prima.

Siccome mia mamma era morta, la sua parte venne divisa in tre e toccarono 500 lire ciascuno, a me, all’Enrica e ad Achille. Con l’eredità della nonna comprammo il divano che abbiamo nella sala da pranzo ed alcuni capi di biancheria.

Annunci