Quando facemmo questo viaggio abitavamo ancora in casa della mamma di mia moglie.

Partimmo la mattina presto insieme alla mamma di mia moglie, mia cognata Annettina e la Lalla (era il soprannome della Rosina). Arrivati alla stazione di Loreto, con un autobus ci portammo al santuario. Ci eravamo già confessati a Rimini, perciò facemmo la comunione, poi visitammo la Santa Casa di Nazareth. Nel santuario ammirammo i bellissimi affreschi. La Santa Casa, al centro della basilica, ha un rivestimento marmoreo compiuto da valenti scultori. Tutto l’insieme dà un senso di grandiosità e di spiritualità.

Esternamente, la piazza è cinta sui due lati dal grandioso porticato del palazzo apostolico e in fondo c’è la bella facciata del santuario, con la sua bella cupola e il bellissimo campanile; al centro c’è una bella fontana. Visitammo la cittadina poi andammo a mangiare quello che avevamo portato da casa.

La mamma di mia moglie ci portò in un collegio di suore nel quale era stata ospite da giovane. Ritrovarsi in quel luogo per lei fu una grande gioia e il suo entusiasmo lo trasmetteva anche a noi: entrava in tutte le stanze, nel giardino e diceva che non era cambiato niente (mia suocera aveva allora 73 anni, quindi di tempo ne era passato) ma non trovò nessuna suora di allora: quella che ci accompagnava aveva 80 anni ma era entrata l’anno successivo all’uscita di mia suocera. Da questo viaggio tornammo tutti contenti perché avevamo passato una bella giornata.

Dopo la guerra io e la mia famiglia tornammo ancora a Loreto per ringraziare la Madonna di averci protetti: in quella occasione la ferrovia non aveva carrozze e il viaggio fu fatto in un carro bestiame.

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