Una sera mi presentai alla mamma della Teresina che mi ricevette nel salottino di sotto e il primo discorso che mi fece fu di precisarmi che sua figlia non aveva niente, al che io dissi: “Io sposo sua figlia, non i soldi”.

Ci dicemmo i nostri punti di vista e ci accordammo che il fidanzamento ufficiale sarebbe avvenuto il 15 agosto, festa dell’Assunzione della Madonna. In quel giorno le signorine Tononi (vicine di casa dei Muccini) ci prestarono il loro capanno al mare per cui il pomeriggio ci recammo lì e la sera facemmo una bella cena preparata dalla Rosina, la donna che da tanti anni conviveva con la famiglia Muccini.

Il pomeriggio io e la mia futura moglie passeggiammo felici in riva al mare. I soldi erano pochi e avendo deciso di abitare nella casa di mia moglie, dovevamo comprare solo i mobili della camera da letto. La mamma della Teresina tutte le mattine le dava i soldi per comprarsi un uovo fresco da bere, ma lei non lo prendeva e li metteva da parte; faceva le iniezioni e i soldi li dava a me. Io, oltre al lavoro in Ferrovia, lavoravo fino a notte inoltrata rilegando i libri delle educande delle Maestre Pie; questo lavoro me lo aveva procurato l’Adele Paoletti che era insegnante di musica e dava lezione alle educande. Mancavano tante cose perché la mamma della Teresina diceva che non aveva corredo perché aveva capitale e ci diede solo due paia di lenzuola e poche cose e noi ci sposammo col debito.

Prima di sposarci la mia futura suocera ostacolava il nostro matrimonio dicendo che avrei portato la miseria in casa, ma il motivo vero era che sarebbe mancato lo stipendio di sua figlia e questa cosa mi addolorava molto. Mio cugino Ricci, decoratore, ci tappezzò la camera rendendola molto accogliente. Ci sposammo il 4 ottobre 1931 nella Chiesa di Santa Chiara e andammo in viaggio di nozze a Roma e a Napoli.

A Roma avevamo prenotato la camera all’albergo “La Capitale” il cui proprietario era un riminese che a Rimini possedeva l’albergo “Villa Rosa”. Nell’albergo non mangiammo mai e cercavamo posticini in cui spendere poco; la sera si comprava qualche cosa e mangiavamo in camera. Ma nella nostra miseria eravamo felici e scherzavamo sul nostro stato. A Roma rimanemmo 4 giorni e visitammo le quattro Basiliche, i Musei Vaticani, la Cappella Sistina, le catacombe, la Fontana di Trevi, la Chiesa di Trinità dei Monti, la Scala Santa, San Pietro in Vincoli. Mia moglie non era una forte camminatrice e ci riposavamo sempre in qualche chiesa. A Napoli rimanemmo due giorni e girammo poco, visitammo la chiesa di San Gennaro, vedemmo il Vomero, Posillipo, il porto. Ma mia moglie era molto stanca e tornammo a Rimini.

Durante il viaggio pensavamo all’Annettina, sorella di mia moglie, che prima che partissimo aveva preso le nostre difese pronunciando queste parole all’indirizzo di sua madre: “Ormai la pgnata la vonta, basta” [“ormai la pignatta monta, è piena: ora basta”]. Mi ricordo le parole di saluto della mamma di mia moglie non molto entusiastiche e volgendosi verso l’Annettina aveva detto: “Con te faremo i conti”. Durante il nostro viaggio pensavamo sempre a come se la sarebbe cavata l’Annettina, ma quando tornammo trovammo tutto normale, come se nulla fosse avvenuto.

Eravamo in corrispondenza con Peppino (mio cognato) che stava allora a Cattolica dove aveva lo studio fotografico. Sapevamo che mia suocera le lettere le apriva (faceva così anche con i dozzinanti [pensionanti in una casa privata], io le dissi che non era una cosa da fare e lei mi rispose che lo faceva per sapere se erano contenuti del trattamento che faceva), così la corrispondenza la facevo indirizzare in officina. Mia suocera venne a sapere di quella corrispondenza perché lì c’era un suo parente; lei lo aveva incaricato di portarle le lettere, le apriva, le leggeva, le riconsegnava e il parente le rimetteva nel posto della corrispondenza, poi mi veniva a dire che in portineria c’era della corrispondenza per me; questo interessamento mi mise un po’ in sospetto, esaminai bene la busta e vidi che per incollarla si era adoperata una colla molto forte e il capo portiere confermò il mio sospetto.

(Continua…)

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