nonna-teresinaEra il mese di agosto dell’anno 1929 quando finalmente, dopo tanti anni di attesa, arrivò la disposizione di firmare la nomina a stabile in ferrovia. Ora potevo mantenere una famiglia.

Siccome frequentavo la chiesa dei Paolotti, avevo notato una signorina che seguiva le funzioni con molta devozione. Era molto riservata e la sua fisionomia dimostrava una certa malinconia strana per la sua giovane età. Non sapevo come avvicinarla, quando si presentò l’occasione. Da un po’ di tempo facevo parte degli uomini di Azione Cattolica e la sera ci trovavamo al circolo “Serpieri” di cui era socio anche il farmacista Grassi nella cui farmacia lavorava anche un’altra signorina. La sera ci trovavamo al circolo a fare la partita a carte e oltre a questo, eravamo entrambi soci della conferenza di San Vincenzo.

Parlando, gli comunicai i miei sentimenti e lui si impegnò a parlarne alla signorina che lavorava nella sua farmacia la quale frequentava la casa della ragazza che avevo notato. Venni a sapere che era innamorata di un altro ragazzo iscritto alla Gioventù Cattolica ma la madre della ragazza aveva chiesto informazioni al presidente di detta associazione il quale le aveva risposto che c’era poco da fidarsi perché non aveva un lavoro ed era un po’ vagabondo.

Così, attraverso la signorina della farmacia, ci potemmo incontrare (era spinta anche dalla madre che le fece notare la mia posizione). Avemmo un primo colloquio. Io frequentavo sempre la farmacia e dall’altra signorina seppi che, sempre spinta dalla madre, mi avrebbe detto di sì. Era martedì e siccome la domenica successiva era la festa di Sant’Antonio, mi fece sapere di trovarmi alla messa delle 10 che mi avrebbe dato la risposta. Ma nel frattempo avvenne un fatto che avrebbe capovolto situazione.

Un socio del circolo Serpieri con cui avevo una certa confidenza mi suggerì di informarmi per bene perché a lui risultava che quella famiglia aveva una malattia ereditaria e mi suggerì di rivolgermi al suo medico curante. Siccome conoscevo il medico mi informai ed egli confermò, sia pure con reticenza. Naturalmente assicurai che non avrei fatto il suo nome. Non andai all’appuntamento, e lei non mi cercò: penso che avrà tirato un sospiro di sollievo.

Io continuai a frequentare la farmacia e con la signorina, che si chiamava Teresina Muccini, si stabilì un rapporto di amicizia e quando le chiesi come aveva fatto a conoscere quella famiglia lei mi spiegò che il medico curante, che frequentava la farmacia, le aveva chiesto di andare a fare alcune iniezioni alla mamma della ragazza e poi le aveva fatte anche alla figlia; ma non l’aveva detto prima perché lo riteneva un segreto professionale e perché non pensava che fosse una malattia grave.

Frequentandoci tutti i giorni riscontrai in lei molta sensibilità e profondità di sentimenti finché un giorno le confidai di volerle bene e le chiesi se mi voleva sposare. Lei mi chiese se mi sentivo sicuro perché erano trascorsi appena due mesi da quando avevo lasciato l’altra e io l’assicurai che il mio sentimento era ben radicato. Le raccontai anche che avevo sognato la mia mamma che approvava la mia scelta, dicendo che a volte i sogni dicono la verità. Mi disse che aveva conosciuto la mia mamma di vista e anche mia sorella, perché era andata in farmacia a fare un’offerta (la farmacia riceveva le offerte per le Stimmatine e aveva i cartelli funebri).

(Continua…)

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