domiziaEra una domenica, mia mamma si alzò al mattino all’ora solita e andò alla messa in parrocchia; quando tornò a casa si mise in cucina e preparò le tagliatelle, fece il sugo per condirle e con la carne fece delle rivoltine.

All’una, cone al solito, pranzammo, poi lei lavò i piatti e, terminati questi lavori, disse che era stanca, sedette davanti alla tavola e appoggiando la testa sulle braccia si addormentò. Quando si svegliò chiamò l’Enrica e le disse che non si sentiva bene e che voleva andare a letto. Mia sorella l’accompagnò e siccome nel raggiungere la camera faceva fatica a camminare, l’Enrica capì subito che la cosa era seria, dato anche che dovette aiutarla a spogliarsi e metterla a letto.

Chiamò subito il nostro dottore, Vitali, che la visitò e disse che si trattava di polmonite. La mattina tornò presto, chiese se volevamo un consulto con altri medici e noi dicemmo di sì. Il giorno dopo venne col professor Cardi, primario dell’ospedale di Rimini, che approvò quello che aveva fatto il nostro dottore e disse che solo un miracolo avrebbe potuto salvare la mamma.

La Nina Capelli, la nostra vecchia amica, appena seppe che mia mamma stava male corse subito a casa nostra e si trattenne parecchio per assisterla. Mia mamma, quando stava abbastanza bene, in confidenza mi diceva che avrebbe avuto piacere di andare a Roma a vedere i posti dove era stato mio babbo. Avendo firmato la mia stabilità in ferrovia io potevo avere i biglietti per viaggiare anche per mia mamma, così decidemmo che per la stagione buona saremmo andati a Roma.

Io le facevo coraggio, ma lei mi guardava in un modo che non potrò mai dimenticare e mi disse, poco prima di morire: “Invece di andare a Roma, farò un viaggio senza ritorno”. Furono le sue ultime parole, non parlò più; il rantolo dell’agonia non fu lungo, io pregavo inginocchiato appoggiato al letto e seguii gli istanti del passaggio dalla vita alla morte; assisteva anche la Capelli che, visto il mio profondo dolore, mi abbracciò e mi diede un bacio. Non ne potevo più, mi ritirai nella mia camera e detti sfogo al mio dolore.

Mia mamma era nata il 27 aprile del 1865, morì il 19 aprile del 1930. Non conosco l’autore del manifesto funebre ma in esso sono state scritte parole che riassumono tutta la sua vita e le voglio trascrivere:

DOMIZIA CARLOTTI IN FABBRI

Esempio di sposa e madre
sparse nella famiglia tesori
di attività e di sacrificio
mistica lampada
nel focolare domestico.

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