[1928] La sera a Napoli andammo a mangiare davanti al golfo dove c’erano tanti ristoranti e si mangiava pesce; una sera prendemmo una dozzina di ostriche prelevate direttamente dai vivai e ci portarono fette di limone da spruzzare sopra: erano buonissime. Si mangiava a suon di musica con le canzoni napoletane cantate e accompagnate dal suono della chitarra e del mandolino per cui la serata passava rapida.

Partimmo poi da Napoli e arrivammo a Villa San Giovanni, attraversammo lo stretto sul ferry-boat e sbarcammo a Messina, dove erano ancora evidenti i segni del terremoto del 28 dicembre 1908. Visitammo il duomo ma a Messina ci trattenemmo poco. Andammo a Taormina, posto incantevole ove vi sono lussureggianti giardini e aranceti, meta di turisti. Vedemmo il famoso teatro greco e i resti di diversi edifici romani. C’erano tante piante di fichi d’india e Paganini ne raccolse uno ma, non sapendo che erano pieni di spine piccolissime bianche, si riempì la mano e non riusciva a liberarsene. Quelli delle bancarelle li raccoglievano con i guanti e con una spazzola toglievano le spine.

Da Taormina andammo a Catania e in quella città, dominata dallo stile barocco, visitammo il duomo, lo splendido teatro Bellini, le rovine dell’anfiteatro, il convento dei Benedettini e la loro chiesa, bellissimi palazzi e la splendida piazza del duomo.

Da Catania andammo a Siracusa ove visitammo il bellissimo museo, l’anfiteatro, il duomo, la grotta ove c’è il famoso orecchio di Dionisio con sorprendenti effetti acustici; la guida strappò un foglio di carta: sembrava fosse vicino e ci spiegò che in quella grotta il tiranno metteva i suoi nemici così dall’alto sentiva cosa dicevano. Anche questa città ha splendidi giardini.

Le nostre visite erano sempre frettolose quindi partimmo per Palermo, attraversando la bellissima conca d’oro ricca di aranceti. La città ha bellissime fontane, giardini lussureggianti di vegetazione, bellissime chiese, come quella di San Giovanni degli Eremiti col suo grazioso chiostrino fra il verde di un incantevole giardino di piante tropicali; la città è circondata da una corona di magnifici monti fra cui spicca il monte Pellegrino; vedemmo i cosiddetti quattro canti, il teatro Massimo, la piazza della cattedrale con il grande portico gotico, il bellissimo campanile. Ma quello che mi colpì maggiormente fu Monreale col chiostro della cattedrale dal portico ad archi su colonnine binate e incrostate da bellissimi mosaici. Non potemmo trattenerci molto (oltretutto le finanze erano agli sgoccioli) così prenotammo due posti sul piroscafo per tornare a Napoli via mare.

Partimmo la sera, il mare era molto mosso e tirava molto vento, perciò non ci fu possibile rimanere sul ponte, rientrammo ed entrammo nel salone da pranzo ma preferimmo non mangiare. Eravamo molto stanchi e andammo a dormire; la cabina assegnataci aveva quattro cuccette divise, due da una parte e due dall’altra parte, sovrapposte; ci addormentammo subito.

La mattina presto arrivammo a Napoli e sbarcammo: scendendo a terra e camminando avevo ancora l’impressione di essere in mare, e quella sensazione mi durò tutta la giornata.

La mattina dopo partimmo per Rimini.

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