Nell’anno 1928 mi iscrissi ad un corso di lingua francese che si svolgeva la sera dalle ore 8 alle 9.

L’insegnante era una signora che, oltre al francese, insegnava anche la lingua tedesca dalle ore 9 alle 10. Le lezioni erano molto pratiche, si trattava di corsi accelerati: io le seguivo con molto interesse ma essendo di memoria corta, molte cose le dimenticavo.

La professoressa mi aveva preso in simpatia perché aveva riscontrato la mia attenzione e aveva notato che ero sempre io a chiedere chiarimenti. Molte volte ci interrogava in francese sulle lezioni precedenti, si stabiliva una conversazione e si meravigliava che non ricordassi ma purtroppo, dissi alla professoressa, la memoria mi tradiva.

Mi misi a corrispondere con una ragazza francese e quando le rispondevo dovevo sempre consultare il vocabolario perdendo molto tempo, cercavo di esprimermi meglio che potevo ma non so fino a che punto ci riuscissi. Però questo esercizio mi giovò molto. Ci scrivemmo quattro volte, poi lei chiese una mia fotografia; io gliela mandai dicendole di mandarmi la sua, ma non mi scrisse più: si vede che non ero il suo tipo oppure era così brutta da non mandarmi la sua fotografia.

Intanto io continuai a frequentare la scuola. Il 30 aprile dell’anno 1929 mi venne rilasciato il diploma di studio, ma avendo quell’anno firmato la mia stabilità in ferrovia tralasciai di continuare a studiare e avendo avuto una bella sommetta di arretrati mi riprese il desiderio di conoscere meglio l’Italia e le sue bellezze, perciò io e il ragionier Paganini facemmo un viaggio della durata di 14 giorni, visitando Roma, Napoli e diverse città della Sicilia.

Al ritorno non pensai più al francese perché il mio pensiero ormai era quello di formarmi una famiglia. Molte ragazze mi stavano attorno perché un ferroviere era uno stipendio sicuro, io non disdegnavo la loro compagnia ma non trovavo tra esse quella che cercavo.

Annunci