Erano gli ultimi giorni del mese di novembre quando la mia mamma, impensierita, fece vedere all’Enrica una specie di bugnone duro alla mammella sinistra che da un po’ di tempo le dava fastidio.

L’Enrica la portò dal professore Berti nel quale la mia mamma aveva molta fiducia, avendola curata quando era più giovane per un raschiamento all’utero. Il professore la visitò e la fece ricoverare nella clinica privata del dottor Bocchi. Il giorno dopo la operò.

Io, essendo avventizio in ferrovia, non avevo diritto a giornate di congedo ma raccontai la cosa al mio capo reparto che mi fece uscire subito. Inforcai la bicicletta, corsi a tutta velocità e arrivai alla clinica nel momento in cui la riportavano in camera. Il professore si raccomandò di mettere subito una bottiglia d’acqua calda ai piedi e di coprirla bene perché il freddo poteva essere fatale ma malgrado avessero eseguito gli ordini del professore, mia mamma si lamentava per il freddo. Io ero tutto accaldato per la corsa fatta, avvicinai la mia faccia alla sua e la strinsi forte: il contatto risultò efficace, il caldo che avevo si trasmetteva a lei che si riprese: l’infermiera ci trovò così stretti e rimase commossa. In seguito seppi che era la mamma di Paolo Novara, il quale era iscritto nell’Azione Cattolica e suonava la tromba nella banda del circolo dove suonavo anch’io.

Il professore Berti, prima di uscire, mi disse che aveva inciso profondamente e le aveva asportato tutte le radici, perciò non c’era più nessun pericolo; mi chiese poi se volevo vedere tutto ciò che aveva tolto ma io non lo volli vedere. Dopo otto giorni mia mamma poté ritornare a casa e il dottor Bocchi ci diede la nota da pagare: lire 1.500. Era arrivato anche Achille che, a seguito di un telegramma, aveva ottenuto la licenza. D’accordo tutti e due facemmo una cambiale da pagare in cinque rate e la garanzia ce la fece la mamma di Mario Angelini che aveva una villa.

L’Enrica fece vedere la nota da pagare al professore Berti che disse: “Per il mio lavoro dammi 200 lire e a quel vagabondo dagli 800 lire e digli che l’ho detto io”. Nel frattempo Achille si congedò e fu riassunto nella Cassa di Risparmio e così alla scadenza della prima rata pagammo 1.000 lire e con la seconda rata estinguemmo il nostro debito.

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