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“Roma, Anno Santo 1925. Pellegrinaggio della gioventù del Circolo Lodovico Contessi” (Guido Fabbri è in piedi, il terzo da sinistra, indicato dalla freccia)

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Il circolo della Gioventù Cattolica “Lodovico Contessi” il mese di luglio 1925 avvisò tutti i soci che in settembre si era deciso di andare a Roma in pellegrinaggio per prendere parte attiva all’Anno Santo. Quindi occorreva prenotarsi per comunicare il numero dei partecipanti alla associazione “Fate Bene Fratelli” che ci avrebbe allogiati nella sua sede, che era un ex convento.

In settembre ottenemmo dalla ferrovia una carrozza tutta a nostra disposizione e partimmo. In treno eravamo tutti allegri e, capitanati dal nostro assistente ecclesiastico canonico Baravelli, cantavamo inni religiosi mettendo in pratica le parole “servite Dominum in laetitia“. Arrivati a Roma, ad aspettarci c’era uno dell’associazione che ci accompagnò ai posti convenuti, ma eravamo parecchi e il posto per tutti non c’era per cui avevano disposto l’alloggio anche presso altre associazioni quindi fummo divisi e la mattina ci trovavamo tutti in un posto prestabilito.

In corteo si andava a far visita alle basiliche; andammo poi alla Scala Santa che si sale in ginocchio pregando. Per mangiare, chi non era prenotato poteva andare in qualunque posto e siccome la nostra squadra non si era prenotata, eravamo liberi. Nelle ore libere avevamo un cicerone che ci fece visitare diversi monumenti e siccome faceva molto caldo ci levammo la giacca ma il cicerone ci fece notare che non andava bene, disse che non eravamo alla spiaggia e ce la rimettemmo.

Visitammo i Musei Vaticani, la biblioteca, le stanze e le logge dipinte da Raffaello, la Cappella Sistina ove c’è il Giudizio Universale di Michelangelo. Andammo alle Catacombe col canonico Baravelli che traduceva le lapidi scritte in latino. Con Baravelli una sera andammo al Colosseo, poco illuminato, dove facemmo la Via Crucis. Il cicerone ci portò a visitare la chiesa di San Pietro in Vincoli dove c’è la tomba del Papa Giulio II e c’è anche quella bella statua del Mosè scolpita da Michelangelo.

Abbiamo poi visto la grandiosa Fontana di Trevi dove ho buttato la monetina che, secondo la tradizione, propizia il ritorno a Roma (per la verità ci sono tornato altre cinque volte); visitammo la chiesa della Trinità dei Monti e il cicerone ci illustrò le opere d’arte. Davanti alla chiesa vi è la grandiosa scalinata che conduce al Pincio. Vedemmo anche Castel Sant’Angelo, poi il cicerone ci fece vedere la tomba di Cecilia Metella, ci portò a vedere un posto ove c’erano tanti teschi umani disposti artisticamente e fummo anche ricevuti dal Papa Pio XI in udienza semipubblica, egli ci parlò brevemente e ci consegnò personalmente la medaglia commemorativa dell’Anno Santo. Visitammo anche il monumento a Vittorio Emanuele II e la tomba del milite ignoto.

Andammo anche a Frascati dove pranzammo e come secondo ci portarono l’abbacchio, molto buono, ma chi ci tradì un po’ fu il vino fresco e molto buono, che ci fece tornare a Roma un po’ brilli. Il maestro Gattei mimse un grappolo d’uva nella tasca della giacca di Pasquini e io parlando, incitato dai compagni, ogni tanto davo un colpo nella tasca schiacciando l’uva. Pasquini, insospettito, mise la mano in tasca, prese il grappolo, con rabbia lo scagliò nel gruppo e andò a colpire proprio Gattei, sporcandogli tutta la camicia e lui, non avendo il ricambio, la pulì alla meglio e dovette girare con la camicia sporca: quella fu l’ultima avventura perché il giorno dopo tornammo a Rimini.

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