La mattina delle votazioni aspettai che andassero a votare i soci dell’Azione Cattolica per sapere come andavano le cose, ed essi mi dissero che era tutto normale. Il seggio in cui dovevo andare a votare era nel teatro Vittorio Emanuele, perciò mi avviai; prima che prendessi la scheda mi fermò uno che aveva il manganello e mi disse di seguirlo.

In servizio al seggio c’era un carabiniere, io lo guardai per avere protezione ma lui mi fece cenno di andare. Quel fascista mi portò di fianco al teatro ove c’erano altri due compari anch’essi col manganello che mi chiesero la tessera; alla richiesta risposi che non avevo nessuna tessera (sapevo che la Gioventù Cattolica era nel mirino), allora col manganello vicino alla faccia mi dissero che avrei dovuto mostrare la scheda aperta prima di consegnarla al presidente del seggio e se non avessi fatto come volevano loro, il seguito sarebbe avvenuto all’uscita.

Nel seggio c’erano i rappresentanti di tutti i partiti e mi fecero notare che la scheda doveva essere chiusa in cabina. Io feci conto di non saperlo e feci come mi avevano detto i fascisti.

Poco prima di mezzogiorno intimarono ai rappresentanti dei partiti di abbandonare i seggi. Il resto non c’è bisogno di raccontarlo, dirò solo che votarono anche quelli non presentatisi.

Annunci