Quando tornai a Rimini dopo il servizio militare trovai il palazzo Castracani pieno di attività, tutti i locali erano occupati dalle varie associazioni: vi era la segreteria della Federazione diocesana delle associazioni cattoliche, il circolo degli uomini cattolici “Serpieri”, la società cattolica di Mutuo Soccorso, cui mi iscrissi anch’io, l’associazione dei reduci di guerra, l’associazione degli orfani di guerra, la filodrammatica “Carlo Goldoni”, l’ufficio del lavoro delle leghe bianche operaie di cui era direttore Giuseppe Babbi, e la sede degli Esploratori.

Volere elencare tutte le attività svolte in quel palazzo è cosa impossibile. Nel Distintivo della gioventù cattolica Italiana primeggiavano tre lettere, P.A.S., che significavano Preghiera, Azione, Sacrificio. Per i reduci di guerra l’organizzatore era il generale Ferrucci mentre la signorina Malfetti curava e istruiva gli orfani di guerra.

Il primo lavoro teatrale che vidi al mio rientro fu la commedia “Addio Giovinezza”, recitata da tutti studenti guidati dall’infaticabile signorina Malfetti; questa, ragazza bella e intelligente, che aveva la fantasia fertile, aveva già scritto diversi racconti meritandosi i plausi dei suoi insegnanti che pronosticavano un avvenire pieno di promesse, ma la sua vita fu troncata inaspettatamente: aveva poco più di 20 anni e non voleva morire.

Il secondo lavoro che vidi fu l’operetta “Primavera” cantata dagli allievi della scuola elementare del maestro Vincenzi, concertata dalla signorina Paoletti, maestra di piano che con tanta pazienza aveva istruito i cori e i solisti mentre il maestro Vincenzi fu il regista e, conoscendo un po’ di musica ed essendo il loro maestro, volle dirigerla lui. Ma sarebbe stato più giusto l’avesse diretta la signorina Paoletti perché la parte musicale l’aveva curata lei.

I solisti in quella operetta furono: la ragazzina Bersani, il cui padre aveva un negozio di strumenti musicali in Corso d’Augusto, e il ragazzino Tonini, figlio di un sarto che aveva la sartoria sempre in Corso d’Augusto. Due splendide voci ben impostate. Questa operetta piacque molto e fu replicata due volte.

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Notizie storiche: il nome del palazzo era Castracane e non Castracani, come erroneamente lo chiamava Nonno Guido, e come ho scelto di mantenere in questo ed altri racconti. Attualmente si chiama Palazzo Cima; si trova in Corso d’Augusto al numero 14, all’angolo con via Castracani. Il palazzo, costruito nel ‘600, era di proprietà dell’omonima nobile famiglia e fu rifatto alla fine del ‘700, ma conserva il portale secentesco.

Ha subìto un notevole intervento nel 1940, quando si rese necessario allargare il Corso e il Palazzo costituiva un ostacolo all’opera urbanistica. Per questo, la facciata fu demolita e ricostruita cinque metri più indietro.

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