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Il Nonno Guido a Piazza San Marco, 1928.

Un giorno un mio aiutante operaio mi disse che aveva prestato servizio militare a Venezia e che sarebbe ritornato volentieri in quella città e decidemmo di fare un viaggetto insieme.

La mattina dopo ci trovammo in stazione e con mia grande sorpresa venne in compagnia della moglie, mi domandò se avevo niente in contrario a che si unisse a noi e io risposi di no. Così partimmo in tre.

Quando arrivammo a Venezia col vaporetto ci portammo a Piazza San Marco; l’operaio, di nome Girometti, conosceva un posticino per alloggiare spendendo poco, andammo subito a fermare due camere, poi tornammo in Piazza San Marco e visitammo la cattedrale tutta lucente di marmi preziosi e di splendidi mosaici; quando uscimmo dalla chiesa un fotografo ci venne incontro domandando se volevamo fare delle fotografie e aderimmo subito. Io ne feci una da solo: il fotografo mi riempì le mani di granoturco e ne mise un po’ anche sul cappello poi, scuotendo un barattolo pieno di grano che fungeva da richiamo per i piccioni, ne fece arrivare tanti che mi vennero tutti addosso e lui subito scattò la fotografia che è nel mio album.

Ammirai la splendida piazza cinta da edifici armoniosi col suo bel campanile e con le procuratie contenenti reperti e cimeli importanti. Ricordo anche il palazzo ducale con i suoi capolavori del Veronese, del Tintoretto, del Tiziano, del Tiepolo. Dietro consiglio della padrona dell’albergo decisi di andare a Santa Maria dei Frari per gli splendidi capolavori che essa contiene; essa mi diede anche l’indirizzo di un importantissimo museo ove ammirai splendidi capolavori.

I coniugi non vennero a visitare il museo perché preferirono andare a vedere i luoghi in cui Girometti aveva svolto il servizio militare.

Poi insieme andammo all’isola di Murano a vedere la fabbricazione di vetri soffiati, cristalli e specchi: anche qui ci sarebbero state cose da vedere ma avevamo in programma di stare tre giorni ed eravamo agli sgoccioli. Facemmo anche un bel giro in gondola: il gondoliere ci spiegava la stria dei diversi palazzi fra cui la famosa Cà d’Oro, poi ci portò in un posto in cui filavano il vetro e con esso facevano dei cestellini e ne comprai uno che regalai a mia sorella.

Andammo anche al Lido che trovai molto simile a quello di Rimini, solo che le ville erano più grandi e con bellissimi giardini.

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