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Da Rimini Sparita: L’incendio delle cupole del Grand Hotel (14 luglio 1920)

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Mi trovavo all’officina locomotive di Rimini, ove lavoravo, quando alcuni operai che lavoravano nel piazzale vennero dentro a dire che c’era un incendio al Grand Hotel; uscimmo, e per vedere meglio salimmo sulle locomotive giacenti nel piazzale in attesa della loro riparazione.

Però data la distanza, si vedeva poco e a fine lavoro in bicicletta ci recammo sul posto per vedere i danni: lì seppi che mio cugino Anacleto Ricci era stato travolto dal crollo interno di una delle due cupole ed era rimasto ustionato gravemente.

Mi dissero che si trovava al porto; visto l’incendio era accorso e, ardimentoso come sempre, era entrato nell’Hotel per portare soccorso agli ospiti e a quanti si trovavano nel pericolo. Trasportato all’ospedale, si avvisarono i genitori: essi erano disperati.

Dopo aver visto il figlio, la mamma pensò di andare ad accendere una candela alla Madonna nella vicina chiesa del Suffragio: io e mia mamma la vedemmo quando usciva dalla chiesa, ci raccontò che quella candela spandeva una bella luce e lei sperava in un miracolo, ma purtroppo, dopo alcuni giorni di terribile agonia, Anacleto rese l’anima a Dio per ricevere il premio della sua coraggiosa ed eroica dedizione al prossimo.

I funerali furono grandiosi: apriva il corteo funebre la banda del circolo Contessi in cui suonavo anch’io; dietro il carro funebre, i due genitori a braccetto seguivano a piedi, affranti, il figlio all’ultima dimora; questa scena era molto commovente e molti piangevano. Al corteo avevano partecipato tutte le associazioni e una folla immensa e si vedevano persone di ogni corrente politica.

In seguito, per interessamento di Don Baravelli, Anacleto venne decorato di medaglia d’oro al valor civile da parte del Ministero degli Interni.

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