La festa di Santa Cecilia, patrona dei musicisti, per noi della banda del circolo Lodovico Contessi era il giorno più caro perché si festeggiava sempre con una cena che facevano nella trattoria dei genitori di Roberto Pasquini presidente dei giovani di Azione Cattolica.

La mamma di Pasquini faceva da mangiare molto bene, era un tipo molto gioviale ed era molto simpatica. Il menù era tradizionale e consisteva in tortellini in brodo fatti con una maestria speciale, pollo lessato con contorno di sottaceti e mostarda, pollo allo spiedo con contorno di spinaci, tutto innaffiato da buon vino, frutta, poi in ultimo la zuppa inglese che era una specialità della signora Pasquini.

Fra una portata e l’altra si raccontavano barzellette o qualche avventura e io una volta raccontai la mia disavventura: al teatro Politeama di Rimini si rappresentavano tre opere melodrammatiche, La Traviata, il Trovatore e il Rigoletto, tutte del maestro Giuseppe Verdi. Io come al solito non ne lasciai una ma il bello fu quando andai a vedere il Rigoletto. Nell’ultimo atto si fingeva un temporale ben orchestrato con lampi e tuoni, tanto che sembrava un vero temporale. Ma la sorpresa fu grande all’uscita, al termine dell’opera: fuori il temporale era reale, diluviava con intensità tale che non sapevo che pesci pigliare; feci una corsa e mi rifugiai sotto il balcone di una casa, ma il tempo non accennava a una tregua e dovendo la mattina andare a lavorare, mi feci coraggio e feci una corsa sotto l’acqua e arrivai a casa bagnato come un pulcino. Mi spogliai e andai subito a letto. Questo racconto destò l’ilarità di tutti con frecciatine gioiose.

Giunti alla fine della cena, l’allegria arrivava alle stelle e si cantavano le canzoni dialettali romagnole. Nella banda c’era anche un vecchio suonatore bravo ma che beveva troppo – lo chiamavano “Bicer” (bicchiere) – e una volta dovemmo accompagnarlo a casa perché le gambe non funzionavano.

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