L’arte, in qualunque forma, ha sempre esercitato su di me un grande fascino.

Ammiravo molto la natura, andavo a cercarla alla periferia della città, mi recavo sul colle di Covignano oppure verso i Casetti e dintorni. Non mi stancavo mai di ammirare la sua bellezza e il mio pensiero si avvicinava a Dio, creatore di queste meraviglie.

La mia fantasia lavorava e pensavo a come avrei potuto riprodurre tali bellezze con i miei pennelli. Non mi vanto di essere un pittore di grido, sono un modesto piccolo pittore, però non mi sento di alterare la natura e cioè ciò che Dio ha creato, per cui ho cercato sempre di riprodurre e interpretare cose viste.

Questo mi dava un senso di quiete, una dolcezza infinita difficile a descrivere. Sono un romantico e vedere le cose belle è stato sempre il mio desiderio così, avendo i biglietti della ferrovia [ndc: lavorando in ferrovia, Nonno Guido aveva i biglietti per viaggiare gratis in treno], ho visitato diverse località dell’Italia, la Sicilia, la cui bellezza mi è rimasta impressa come mi sono rimaste impresse Napoli e dintorni, l’isola di Capri con la sua magnifica Grotta Azzurra e i suoi Faraglioni, Genova e tutta la costa ligure, Torino, Milano, Trieste e tante altre città coi loro capolavori.

Io ho il massimo rispetto dei grandi pittori moderni astrattisti che in questi tempi sono i preferiti, ma non li comprendo, vedo solo una cosa in loro e cioè che sono maestri del colore e che le loro sfumature sono bellissime.

Riprendendo il discorso, l’arte per me è la mediatrice tra natura e uomo. Scrive Delacroix: “La prima virtù di un dipinto è essere una festa per gli occhi”. Un solo pensiero riconoscente innalzato a Dio è la cosa più bella.

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