Un’altra commedia che ha avuto un grande successo è stata “Il fornaretto di Venezia” condannato innocente (replicata).

Lo scenario per quella commedia fu preparato con cura. Le scene furono dipinte da me, da Adaferri, e dal geometra Mario Mosca cercando diligentemente di interpretare il fatto. La scena più bella fu quella in cui dipingemmo “il ponte dei sospiri di Venezia”. Lavoravamo con molto entusiasmo.

Il fornaretto era interpretato ottimamente da Valentini. Il Valentini dopo questa commedia si trasferì a Roma dove frequentò una scuola d’arte. Un giorno mio cugino Giovannino Ricci, quando andò a Roma, lo trovò in una chiesa mentre stava dando gli ultimi ritocchi ad un affresco che rappresentava Gesù che scaccia i mercanti dal tempio.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ritornò a Rimini ove si stabilì e ci incontrammo spesso ricordando i tempi passati. Allestì anche diverse mostre e l’ultima fu di astrattismo. Io gli domandai cosa rappresentassero quei quadri e lui mi rispose: “Quello che vuoi tu”.

L’ultima volta che ci incontrammo mi invitò ad andare a vedere il lavoro che stava facendo alla Sala Ressi del teatro Amintore Galli. Ammirai le splendide decorazioni e gli domandai: “Cosa prendi per questo lavoro?”; mi rispose: “Finora non ho preso un soldo. il Comune mi ha dato solo il personale per spostare le impalcature, non ho firmato nessun contratto, lavoro per il mio partito (P.C.I.), vedremo in seguito cosa mi darà”.

Mi dimenticavo di dire che ha decorato anche la chiesetta di San Giovannino della confraternita di San Girolamo, nella cui sacrestia vi è un mio quadro in cui ho riportato sulla tela la chiesa di San Girolamo distrutta dagli eventi bellici.

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