Primi anni ’20: “La filodrammatica del Teatrino degli Artigianelli, regista Corbucci, artista drammatico reduce della Compagnia della Duse (seduto al centro). Le due frecce indicano me e mio fratello Achille”

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Durante il periodo dal 1915 al 1918 l’attività del teatrino degli Artigianelli era sospesa a causa degli allarmi, la sera la città era quasi al buio perché i lampioni erano stati verniciati di blu; si viveva male pur non avendo avuto incursioni notturne, poi arrivò il terremoto del 1916 che terrorizzò la popolazione.

L’attività riprese in pieno dopo la fine della guerra, e precisamente nell’anno 1919.

Vennero rappresentate diverse commedie, il teatro era abbastanza grande ed era sempre pieno. Quando le commedie non erano molto lunghe alla fine si recitava una farsa, aspettata dal pubblico che si divertiva molto, specialmente dopo aver visto una commedia commovente.

Vi era Sacchi Abbondio che era un comico nato: faceva ridere appena apriva bocca, tanto è vero che pur recitando bene, quando faceva le parti serie la gente lo considerava sempre un comico. In tutte le commedie anche tragiche gli si dava la parte più consona al suo modo di recitare.

Gattei e Gemini erano i beniamini del pubblico, erano bravi anche Valentini e Bedetti. Fra le tante commedie che mi sono rimaste impresse ricordo “Le memorie del diavolo”, “I due sergenti”, “Più in alto”, “Fiore Barometrico” interpretato da Gemini, con mio fratello Achille che faceva la parte del bambino.

Io una bella parte la ebbi nella commedia “La nave passa” in cui ero il guardiano del faro. Fui assalito, mi intimarono di spegnere il faro, mi opposi e mi colpirono a coltellate spegnendo il faro poi fuggirono: volevano che la nave andasse a finire sugli scogli per impadronirsi del carico. Io benché ferito a morte, mi trascinai e riuscii a far funzionare il faro, e prima di morire sentii suonare la sirena della nave e pronunciai le parole “la nave passa”.

Un’altra bella commedia fu “Una causa celebre” interpretata da Ceccarelli, bravissimo attore che commosse il pubblico al punto che quando venne smascherato l’usurpatore, l’attore che lo impersonava fu sommerso dagli improperi.

Il pubblico si divertiva molto quando c’erano le commedie dialettali, “La quaterna ad Zvanein” scritta da Ughi, e specialmente “La Franzchina da l’ai”. In questa commedia mi fecero fare la parte “de sor Cuslein”, mi impegnai a fondo pur non piacendomi e la prova che l’avevo interpretata bene venne da alcune donne che mi giudicarono male e dicevano che ero un “galletto”, come si usa dire quando si assumono certi atteggiamenti.

Fiacchi organizzava la lotteria e, siccome aveva una buona vena poetica, recitava alcuni versetti prima di tirar fuori il premio; questa lotteria si svolgeva nell’intervallo tra due atti, i biglietti si vendevano quando si entrava in teatro e anche durante le pause e i rimanenti si vendevano all’asta; a volte il premio era una boiata e la gente si divertiva un mondo; ad esempio una pittura non era un quadro ma una “pittura di bacalà”, un orologio di precisione di marca romagnola era una cipolla di Santarcangelo, ecc.

Un giorno tornò a Rimini l’attore Corbucci che aveva recitato nella compagnia della Duse, era vecchio e malandato. Venne accolto da noi tutti affettuosamente e recitammo diverse commedie sotto la sua direzione; siccome non aveva il cappotto dicemmo che per compensarlo dei buoni suggerimenti datici glielo avevamo comperato: non volevamo umiliarlo ma lui comprese e pianse.

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