Tornando a Rimini dopo il terremoto ripresi il mio lavoro con molto piacere del mio padrone che, in seguito al terremoto stesso, aveva molto lavoro.

Per rinforzare le case si facevano molte chiavi formate da lunghi tiranti di ferro; da una parte si faceva l’occhiello dove si infilava una traversa, e nell’altra estremità filettata si infilava un’altra traversa con un foro in mezzo per cui, avvitando il dado, le sbarre stringevano e univano i muri. Questo lavoro era molto impegnativo e portava via molto tempo. Si era stabilito fra me e il padrone un rapporto di affetto per cui mi trattava come un figlio. Il nostro rapporto si interruppe, con grande dispiacere di entrambi, quando io fui assunto in ferrovia.

La cosa era iniziata qualche tempo prima. Tutte le sere mio babbo andava a passare un’ora nel negozio di ottica del santolo di mia sorella e una sera capitò il capo ufficio delle officine locomotive di Rimini, cliente dell’ottico; parlando mio babbo domandò se era possibile assumermi in ferrovia. Il capo ufficio consigliò di presentare subito la domanda essendo pervenuto l’ordine da parte del Servizio di fare assunzioni di ragazzi che avessero 16 anni compiuti (io li avevo compiuti proprio quel giorno).

Presentai subito la domanda e dopo poco tempo io ed altri fummo inviati alla visita medica a Bologna al palazzo Pizzardi; quelli di noi che furono considerati abili vennero chiamati a fare il capolavoro che era molto facile: dovevamo confezionare uno scalpello e un’unghiella. Il terzo giorno fummo assunti come avventizi.

Tutti furono inviati al reparto calderai, lavoro molto pesante, io invece fui assegnato all’unico posto nel reparto fucinatori e adibito al bilanciere che costruiva chiavarde e chiodi: dovevo sostituire l’operaio precedente che era stato promosso al grado superiore.

Rimase con me un mese per darmi le consegne. Il bilanciere faceva i chiodi mentre per le chiavarde formava solo una testa grossa che veniva resa esagonale al maglio e con una sagoma si misuravano le facce in maniera che fossero uguali. Poi mi insegnò come fare i conti per guadagnare la percentuale del 40% lavorando a cottimo.

Tutto andava a gonfie vele e i superiori erano molto soddisfatti del mio lavoro.

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