Accampamento in piazza Malatesta da Rimini Sparita

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Allora lavoravo nell’officina di Bernucci.

La prima scossa si verificò di pomeriggio e causò molta paura: mia mamma non rimase in casa e con l’Enrica e Achille ed altre persone andò al giardino Ferrari dove trascorse anche la notte. Io e mio babbo rimanemmo in casa e andammo a dormire e poiché ero stanco, mi addormentai subito; verso le undici di notte ci fu un’altra scossetta ma io dormivo e non la sentii mentre mio babbo rimase incerto se svegliarmi o no, trascorse la notte seduto su una sedia per paura del peggio. Fortunatamente non successe niente.

Al mattino andai come il solito al mio lavoro quando verso le nove ci fu una forte scossa; io corsi subito fuori dell’officina, che era al piano terra, nello spiazzo dove giocavano i bambini di Don Stefani e guardando verso l’alto dove c’era la tipografia vidi il muro aprirsi e chiudersi diverse volte; pensavo che sarebbe crollato, invece quando cessò il terremoto si richiuse lasciando vedere solo un crepaccio.

La gente non dormiva più a casa, e per fortuna la stagione era buona essendo estate. Vennero distribuite le tende da campo: molti le avevano montate nel giardino Ferrari, altri in piazza Malatesta. Noi andammo a Sant’Ermete dove abitavano i nostri parenti. Montammo la tenda vicino a un pagliaio; mio babbo non riusciva a montarla e si era arrabbiato ma finalmente, aiutato da me, riuscì a metterla in piedi.

Lui però, essendo impiegato in comune, non poteva assentarsi così tornò a Rimini e andò a dormire, con paura, a casa nostra. Ricordo che il giorno di ferragosto ci furono diverse scosse leggere, tutti dicevano che erano scosse di assestamento.

Noi restammo diversi giorni in campagna e mia mamma cercava in tutti i modi di rendersi utile: eseguì tanti lavori di cucito, disfece i materassi, scarmigliò la lana e li rifece, dopo che le donne avevano lavato la stoffa; ciò con grande piacere delle mogli di Primo e Andrea perché non avevano il tempo di fare questi lavori; ma lo zio Giuseppe (Fafein) non era di questo parere e diceva che il terremoto era passato e che potevamo tornare a Rimini.

Così ritornammo a casa con dispiacere delle donne che avevano apprezzato molto il lavoro fatto da mia mamma e le si erano molto affezionate.

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