Fu mandato per la difesa un treno su cui avevano piazzato dei cannoni sui quali i riminesi ironizzavano per la scarsa potenza. Si allestì un campo di aviazione con tre aeroplani, ma anche questa era una difesa di poco conto perché prima che avessero preso quota i nemici facevano in tempo a sganciare le loro bombe e ad andarsene.

Siccome la ditta Barnucci era vicina all’Arco d’Augustoinvece di andare nel rifugio andavo al campo d’aviazione, che si trovava dove è ora lo stadio, per vedere alzarsi gli aeroplani e non pensavo al pericolo a cui mi esponevo.

Un giorno che avevano dato l’allarme mi avviai come al solito al campo di aviazione. Nell’attraversare il ponte sull’Ausa sentii il sibilo di un proiettile e capii che il bombardamento veniva dal mare: ero arrivato vicino alla chiesa di S. Giovanni quando incontrai il mio professore di disegno Mariano Mancini, che mi invitò ad andare con lui sul campanile della chiesa. Lo seguii (lui sapeva dove si passava essendo della parrocchia), salimmo ma quando arrivammo vedemmo una piccola unità che si allontanava.

La guerra durò oltre quattro anni (sembrava non dovesse finire mai) e si concluse con l’armistizio il 4 novembre del 1918. Ricordo la preghiera che il Papa Benedetto XV aveva scritto e che si leggeva in tutte le chiese: io l’avevo imparata a memoria e la recitavo tutti i giorni ma non me la ricordo più. Incominciava così: “Sgomenti di una guerra che travolge popoli e  nazioni” ma qui mi fermo. [La preghiera è pubblicata qui]

Quando, durante la seconda guerra mondiale, sfollammo nella Repubblica di San Marino, nella chiesa di Cailungo una signora lesse questa preghiera con mia meraviglia; le domandai dove l’avesse trovata e lei mi rispose che l’aveva conservata e la leggeva tutti i giorni.

Segue da Durante la Prima Guerra Mondiale – parte 1

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