Purtroppo il Kursaal, che superò indenne i bombardamenti della guerra, fu demolito nel 1948 in seguito all’approvazione del piano Bega Vaccaro, peraltro mai realizzato (quadro di Guido Fabbri)

Mio babbo venne assunto pochi giorni dopo la “settimana rossa” come dispensiere. Era una grande dispensa: ricordo che c’era un grande scaffale dove c’erano tante bottiglie di vino di diverse marche, vi era una grande ghiacciaia, molti salami appesi su appositi cavalletti e prosciutti; in un altro scaffale vi erano vasi di vetro con olive, capperi, peperoncini, carciofini, ecc.

Il lavoro consisteva soprattutto nel controllo delle diverse forniture di generi alimentari e di altri generi: tutto doveva essere controllato da mio babbo che era considerato l’uomo di fiducia. Le forniture erano parecchie e mio babbo faceva fatica a tenere dietro a tutto perché tante volte capitavano contemporaneamente diversi fornitori. Arrivavano centinaia di uova per i gelati e bisognava contarle, poi la carne, la frutta, il pesce, l’olio, il burro ecc. La birra arrivava nei barilotti cui si applicava la spina per farla arrivare al banco del bar. Il cuoco, pratico di questo lavoro, l’applicava volentieri perché, essendo un forte bevitore di birra, prima di collegarla alla condotta apriva il rubinetto e faceva una grande bevuta che ripagava preparandoci piatti prelibati.

Un giorno mio babbo andò dal direttore e domandò se mi poteva portare ad aiutarlo senza nessun compenso, così non sarei stato in giro senza far niente. Ottenuto il permesso, tutte le mattine andavamo al lavoro insieme e io ero molto contento. Avevo allora 12 anni ed ero stato promosso in sesta classe.

Per preparare gli antipasti veniva un capo cameriere mentre mio babbo affettava il salame e il prosciutto. Il problema più grosso per lui era preparare il burro perché non riusciva ad usare l’attrezzo, perciò quel lavoro lo facevo io con santa pazienza e ci riuscivo bene. L’attrezzo era come un trancetto scanellato che bisognava far scorrere sul burro gelato: tirando piano piano il burro si arrotolava e assumeva le forme di una grossa caramella.

Nello scaffale c’erano delle bottiglie di vino con nomi stranieri che non si pronunciavano come erano scritti. Avevo fatto amicizia con la cassiera e mi disse come si pronunciavano, io in un libriccino feci tutti i miei appunti per essere pronto quando mi chiedevano di consegnarle. Mio babbo era molto contento di me, per lui fu un grande aiuto. Avevo fatto amicizia anche col gelatiere e mi trattenevo con lui a guardare quando faceva le cassate siciliane o le parigine: aveva parecchi stampi e lavorando ogni tanto mi allungava un gelato.

Una volta in una giornata ne mangiai dieci e mi provocarono un disturbo intestinale con una diarrea che non finivo mai di andare al gabinetto.

Il direttore del Kursaal si chiamava Achille ed era il figlio del commendatore Favilla, direttore generale. Era una persona molto simpatica: una sera che mia mamma e l’Enrica erano a marina a fare una passeggiata, io le vidi e le chiamai per salutarle, lui se ne accorse e mi disse di farle salire sulla terrazza. Ma mia mamma non si arrischiava e il signor Achille mi disse: “Falle salire sulla terrazza a monte dove non c’è nessuno, e porta loro un gelato”. Feci come mi aveva suggerito e portai due cassate.

Quell’anno si rappresentò nel piazzale a monte l’opera di Mascagni “Isabeau”; il palcoscenico era stato costruito e montato dove ora vi è la fontana dei Quattro Cavalli. Io, entusiasta, seguii dalla terrazza tutte le prove e l’esecuzione: il tenore era Bernardo De Muro che aveva una potenza di voce eccezionale.

Concludendo, l’estate era trascorsa magnificamente e in ultimo ci fu una bella sorpresa: il direttore mi mandò a chiamare e mi disse che, in considerazione del buon lavoro svolto, mi dava cinquanta lire.

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