Le elezioni furono vinte dall’avvocato Facchinetti.

La lotta era stata aspra, tutti i muri della città erano piene di manifesti con tante caricature: avevano anche messo un grande fiasco sulla statua di San Gaudenzo in piazza Cavour, i comizi elettorali avevano provocato tumulti ed erano dovuti intervenire i carabinieri per ristabilire l’ordine.

Mio babbo aveva lavorato molto per l’elezione dell’avvocato Facchinetti. Il partito liberale, cui apparteneva l’avvocato, aveva noleggiato delle carrozze per andare a prendere certi elettori che avevano paura di uscire di casa e persone che avevano difficoltà a camminare. Così il partito dava gli indirizzi a mio babbo e lui li andava a prendere e li riportava a casa. Dato il clima rovente, questo lavoro era pericoloso, ma tutto si concluse felicemente.

L’onorevole non dimenticò la sua promessa, parlò al Comm. Favilla, direttore del Grand Hotel e del Kursaal, e mio babbo venne assunto come dispensiere. Questo lavoro cambiò il nostro stato e il mio babbo era tenuto in molta considerazione.

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