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Vergiano, il Mulino Carlotti in un disegno del Nonno Guido

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I miei cugini, figli dello zio di Ulisse Carlotti, erano più grandi di me: Guido era il più grande mentre Renato aveva un anno di meno di Guido.

Ci fu un periodo in cui Guido lavorava nell’officina di Spazi in via Santa Chiara, che a quei tempi era l’officina più attrezzata di Rimini, aveva torni, frese, pialle, trapani, tutto azionato dalla corrente elettrica con cinghie di trasmissione.

Guido, appassionato come me di meccanica, frequentava anche la scuola di Arti e Mestieri che diversi anni dopo frequentai anch’io. Allora ci incontravamo spesso e molte volte ci trovammo insieme dagli zii Abbà.

Con Renato invece mi sono incontrato poche volte e di lui ho un ricordo vago.

Durante la prima guerra mondiale erano tutti e due militari: Guido fu mandato a Tripoli come camionista mentre Renato fu mandato al fronte in Italia. La classe 1899 fu l’ultima ad essere inviata al fronte, erano giovanissimi e ciò destò meraviglia e dolore nella popolazione.

Renato era appena giunto al fronte che fu colpito da una granata e rimase smembrato. La sua morte portò la costernazione nella sua famiglia, anche perché era quello che lavorava volentieri nel mulino.

Guido dopo la guerra andò a lavorare a Milano in una officina meccanica, ma alla morte dello zio Ulisse, avvenuta nel 1931, dovette rinunciare al suo lavoro e trasferirsi a Spadarolo per continuare il lavoro di suo babbo.

Dopo la seconda guerra mondiale i mulini ad acqua cessarono la loro attività e la fossa dell’acqua fu chiusa. Guido si era trasferito a Rimini e spesso ci incontravamo; morì l’11 febbraio dell’anno 1981.

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