Lo zio Ulisse era il più grande dei tre fratelli maschi (gli altri erano Biagio e Giuseppe), lasciò il mulino ai due fratelli e prese una casetta con un piccolo appezzamento di terreno sulla via Marecchiese poco prima della celletta.

Aveva aperto un negozio di sementi ed aveva un cavallo e un carretto che gli serviva per andare a vendere le sementi sui mercati.

Da casa nostra alla casa di Ulisse la strada era un po’ lunga; malgrado questo io e mia mamma andavamo ogni tanto a trovarlo e se non c’era lui c’era sempre sua moglie, la zia Teresa, che era molto affabile e che aveva due figli: Guido nato nel 1898 e Renato nel 1899. La zia Teresa gradiva molto queste visite ma, data la distanza, si andava raramente.

Un giorno il cavallo cominciò a non mangiare, deperiva a vista d’occhio e mia zia, consigliata dai vicini, andò nel borgo San Giuliano da una donna esorcista contro il malocchio (e mel dlocc) alla quale espose i fatti. Questa donna disse: “Se si tratta di malocchio il cavallo guarirà, ma se è stato stregato non ho nessun potere”.

Le spiegò cosa doveva fare: la mattina appena albeggiava doveva andare con un secchio a prendere l’acqua nel fiume Marecchia, tornare subito a casa e lavare le quattro zampe del cavallo cercando di non perdere neanche una goccia d’acqua, poi doveva riportare nel fiume l’acqua rimasta. Tutto questo lavoro doveva essere fatto prima della levata del sole per tre giorni di seguito: se non fosse stato stregato il cavallo sarebbe guarito. L’esorcista spiegò che il malocchio era causato da gente che voleva male alla famiglia.

Il cavallo dopo tre giorni riprese a mangiare e la zia era contenta. Lo zio che prima rideva, poi pensò che nel mondo c’è sempre qualche invidioso.

Trascorsi alcuni anni, si era forse nel 1917, lo zio volle tornare alla sua vecchia attività ed acquistò il Mulino Livi a Spadarolo. Sia questo mulino che quello dei Carlotti a Vergiano sono tuttora esistenti ma non più funzionanti.

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