Come ho detto, quando ritornavo a casa dopo le vacanze estive mi regalavano sempre una gallina e anche la nonna Costanza ce ne mandava una. Mia mamma non le ammazzava ma le teneva in cucina per poter avere uova fresche da darci da bere e qualche volta faceva la frittata.

Ricordo che una gallina dello zio Giuseppe non era grossa e sulla testa aveva un ciuffo e mia mamma la chiamava Ciuffina, era molto brava e faceva le uova tutti i giorni, mentre quella della nonna era molto grossa e aveva le penne dorate, era una bella gallina ma faceva le uova a giorni alterni, anche se erano molto grosse.

Queste galline in cucina sporcavano parecchio e mia mamma doveva pulire spesso, ma lo faceva tanto volentieri perché il suo amore per noi non aveva limiti.

La casa di via Augurelli, come ho detto, era grande: io e Achille dormivamo nell’ultima camera, fra la nostra e quella della mamma ce n’erano altre tre. Una notte fummo svegliati da dei versacci che sembravano grida umane, io e Achille non sapevamo cosa fare; a quei tempi si raccontavano tanti fatti di spiriti e la superstizione era radicata. Malgrado questo mi feci coraggio, allungai la mano per prendere i fiammiferi e accendere la candela (la luce non l’avevamo), piano piano andai in cucina con grande paura e mi accorsi che era una gallina che li faceva, così tornammo a dormire tranquilli.

La mattina raccontai la cosa a mia mamma che disse che la povera bestia aveva il vaiolo, la voleva ammazzare e buttarla nell’immondizia, ma io ero tanto affezionato a quella bestia perché era molto domestica, mi veniva sempre addosso e mi piaceva tanto il suo ciuffettino e protestai.

Mia mamma per accontentarmi disse: “Proverò a curarla”. Non so come fece ma la gallina guarì ed io ne fui molto contento.

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