La mietitura creava un’atmosfera di allegria. Allora la pianta del grano era alta e non si tagliava rasente a terra ma ad una certa altezza; quello che rimaneva si chiamava strame e si tagliava con la falciatrice; se ne faceva un pagliaio a parte, si passava nella macchina che la tritava (la trida), si miscelava con la vinaccia o con erba e la si dava da mangiare ai bovini.

Ritornando alla raccolta del grano, ricordo che facevano tanti fasci chiamati “cove” e con queste si facevano le biche, che chiamavano covoni.

Alla fine della mietitura col barroccio si andava a raccogliere i covoni che si portavano nell’aia dove si formava una specie di pagliaio chiamato barco.

Mi ricordo che per farlo tondo piantavano un piolo nel terreno, mettevano una fune che fungeva da raggio e girando con questa facevano un cerchio perfetto.

Si mettevano le cove sovrapposte con la spiga verso l’interno fino a una certa altezza, poi le sovrapponevano voltando la spiga verso l’esterno. Veniva un barco maestoso e in cima si metteva una croce formata con le spighe stesse.

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