L’appartamento in cui abitavamo era molto grande: era composto da cinque camere, una grande cucina, una grande soffitta e due scantinati, l’entrata aveva un portone molto grande e un corridoio che finiva in un cortile, ove si trovava il pozzo di acqua non potabile al quale attingevamo da una finestra del piano superiore: questa era dotata di una carrucola per facilitare la salita del secchio e sul davanzale vi era un lavandino che sporgeva in fuori con un foro a un lato per lo scarico dell’acqua; a questo era collegato un tubo che serviva a riempire di acqua un mastello in cui si lavavano i panni sporchi.

Del pozzo si serviva anche l’altro inquilino perché i due appartamenti erano collegati; era una famiglia di buone persone e si stabilì fra noi un buon rapporto, tanto che un giorno la Capelli Nina (l’altra inquilina) ci propose di andare con lei la mattina presto a marina perché c’era la tratta e i marinai il pesce piccolo (acquadella) lo scartavano e lo seppellivano sotto la sabbia. Lei c’era stata altre volte e aveva portato a casa questo pesce che poi friggeva.

Una mattina andammo con lei al mare dove c’era la tratta, ma vedemmo che la Capelli non si accontentava dell’acquadella e con destrezza incredibile faceva sparire qualche pesce più grosso che metteva nel suo sacchetto; mia mamma disapprovava e diceva che era sempre un furto e anch’io la pensavo così. Mia mamma non volle più tornare e diceva che per cuocere l’acquadella ci voleva l’olio e questo costava, ma anche il comportamento della Capelli la indisponeva.

Prima che venisse ad abitare la famiglia Capelli c’era stata un’altra famiglia, quella dei Pigiani Attilio che era anche il nostro barbiere: aveva la barberia nel palazzo Gioia che fa angolo tra Corso d’Augusto e via Gambalunga ora sede della banca Credito Romagnolo.

La famiglia Pigiani era composta da lui, dalla moglie Teresa e da due figlie: Maria la più grande aveva un anno più di me mentre la Norina ne aveva uno di meno. Quest’ultima era molto delicata, le davano da bere uova fresche ma a lei non piaceva l’albume e mi chiamava perché lo succhiassi dal forellino e le lasciassi solo il rosso. Questa famiglia si era trasferita a marina in una villa nuova.

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