Con una pazienza e una energia insospettate, mia mamma cominciò a fare camicie per conoscenti; riuscì, copiando dai suoi busti, a fare anche questi, scucì uno dei nostri berretti e, adoperando i pezzi come modelli e prendendo la misura della testa, riuscì a fare anche berretti.

Questi lavori, non essendo del mestiere, le portavano via molto tempo ed erano mal pagati. Lavorava fino a notte inoltrata con la sua macchina da cucire “Regina Margherita”. Doveva pensare a tutto: eravamo tre figli piccoli, l’Enrica la più grande aveva 11 anni, io 9, Achille 6. C’era la pigione da pagare (27 lire al mese), era fatica rimediare i soldi e per questo le Dame di Carità ci aiutavano.

La zia Teresa aveva i figli più grandi di noi e quando i loro vestiti non andavano più bene li dava a mia mamma che con grande pazienza ce li adattava. Tante volte mi svegliavo verso le 2 di notte e vedevo mia mamma ancora alzata che lavorava con la sua macchina da cucire. Povera mamma! Io ero il più grande perché spesso l’Enrica rimaneva dalla sua santola (cioè madrina) a mangiare e dormire.

Io andavo in parrocchia, facevo il chierico e quando c’erano i funerali per la messa cantata tiravo i mantici per far suonare l’organo e il parroco mi dava cinque soldi; portavo la croce per il trasposto del morto fino Santa Caterina (borgo San Giuliano) e prendevo altri cinque soldi che portavo a casa e li davo a mia mamma, contento di contribuire alle spese. Per la Santa Pasqua si andava a benedire le case; io portavo il paniere per mettere le uova che i parrocchiani donavano e il recipiente dell’acqua Santa e per questo lavoro il parroco mi dava 40 uova che mia mamma metteva in un recipiente pieno di acqua e calce per mantenerle e con quelle faceva la minestra.

Per l’ottavario dei morti, nel mese di novembre, si portavano le sedie ai fedeli che le chiedevano e pagavano un soldo, nell’intervallo della predica si andava alla questua con delle borse col manico lungo. La mattina prima di andare a scuola, mi alzavo presto per portare la croce per la Via Crucis e così anche la sera prima della predica e per questo lavoro il parroco mi dava 10 lire che consegnavo sempre a mia mamma che mi baciava e questa per me era la ricompensa più bella.

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