Foto: Scuola Elementare Ferrari, III classe, anno 1910. Guido è il primo bambino seduto sulla sinistra.

In quarta avemmo un maestro molto vecchio che si chiamava Tamburiani. Fui promosso in quinta senza gloria.

In quinta avemmo come maestro Cambrisi, anche lui anziano, che per farci stare buoni ci leggeva “Le avventure di Pinocchio”. Io l’avevo già letto tante volte, che non lo seguivo e chiacchieravo; un giorno perse la pazienza e mi diede uno scapaccione: io rimasi male e tanto mortificato. Lui se ne accorse, mi venne vicino e mi voleva dare due soldi perché mi comprassi le caramelle ma io li rifiutai, lui mi fece una carezza e non disse altro. Alla fine dell’anno fui promosso in sesta.

In sesta, l’anno dopo, fui messo di nuovo nella sua classe ma fece di tutto per mandarmi via e diceva che il maestro che ci voleva per me era il maestro Zanzani. Questo maestro era il terrore di noi alunni perché era molto severo e vi andai con molta paura. La prima cosa che fece fu quella di interrogarmi, io non seppi rispondere e mi svergognò davanti a tutta la scolaresca; non piansi per non dargli soddisfazione.

Nei giorni seguenti mi interrogò ancora ma ormai ero demoralizzato, non combinavo niente e gli sguardi dei miei compagni di scuola mi umiliavano. Un giorno il maestro ci diede un tema da svolgere in classe nel quale dovevamo descrivere un atto di eroismo. Fui fortunato perché leggendo “Il Giornalino dei Piccoli”, avevo letto un racconto che si adattava benissimo. Descrissi l’atto eroico di un bambino. Il racconto parlava di un incendio sviluppatosi mentre i genitori di un altro bambino erano fuori casa; avvisati, ritornarono subito, ma l’incendio aveva assunto proporzioni così grandi che i pompieri non riuscivano a entrare: un pompiere disse che per entrare bisognava passare da un finestrino molto piccolo dal quale solo un bambino poteva passare e i genitori disperati pensavano che il loro figlio sarebbe morto bruciato. Un bambino presente alla scena si offrì di entrare da quel finestrino, si fece descrivere dove era la camera dove era il bambino, entrò e poco dopo si affacciò col bambino in braccio, lo porse al pompiere che lo passò a un altro pompiere mentre il primo prendeva il ragazzino mezzo asfissiato dal fumo, tanto che svenne; ma poi al contatto dell’aria si riebbe.

In quella occasione il maestro disse che era una vergogna il come era stato svolto in tema: “Solo uno ha descritto un vero eroismo e ve lo voglio leggere”. Mentre lo leggeva tutti si domandavano chi l’avesse scritto. Io ero senza parole, i compagni mi domandavano se l’avevo scritto io, ma ero meravigliato e non riuscivo a dire una parola; finita la lettura, lesse anche il mio nome; mi aveva dato 7+, un voto molto alto per quel maestro.

Egli cambiò il suo comportamento nei miei confronti, ma anche io cambiai: volli riscattarmi dalle umiliazioni subite e pensando al maestro Cambrisi capii che aveva visto giusto. Conseguii la licenza elementare con tutti 7 e 8, era proprio la buona volontà che mi mancava e questa ne era la dimostrazione. Il maestro un giorno fermò mio babbo e lo consigliò di farmi continuare gli studi ma io non ne avevo voglia e la passione per la meccanica mi affascinava: lo studio per me era troppo pesante, così mio babbo mi portò da Bernucci Mauro che costruiva cancellate, serrature e lavori vari, anche di precisione.

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