Foto: Scuola Elementare Ferrari, III classe, anno 1910. Guido è il primo bambino seduto sulla sinistra.

Il primo giorno di scuola fu per me un avvenimento importante: entrai nell’aula con un po’ di paura. Mia mamma mi aveva accompagnato e siccome conosceva bene la maestra si era interessata perché mi mettesse nel banco con Pari Felice, mio vicino di casa e di giochi. Mi trovai subito bene. La maestra si chiamava Bersani e aveva i capelli tutti bianchi; erano gli ultimi tre anni di scuola e poi sarebbe andata in pensione. Era molto buona e mi seguiva con molto interesse. Imparai presto tutte le lettere dell’alfabeto e questo mi fu facile perché l’Enrica, essendo più grande di me, frequentava la terza elementare e leggeva il giornalino “Il Novellino” che io seguivo con interesse.

Superai con facilità il primo anno ma il secondo non fu come il primo: la maestra non era contenta, ero disattento e chiacchierone e distraevo anche i compagni, tanto che una volta mi mise in castigo in piedi dietro la lavagna. Malgrado tutto questo fui promosso in terza.

La terza fu per me un po’ dura data la mia poca memoria e anche la mia poca volontà. La geometria era un osso duro, non ricordavo mai come si trovavano l’area e il volume dei solidi; la geografia peggio ancora: non ricordavo i nomi di città, il corso dei fiumi. Quando mi chiamava l’insegnante mi dava una canna in mano e dovevo indicare le città e i fiumi sulla grande carta geografica appesa al muro, ma non riuscivo a trovare niente.

La mia materia preferita era la storia, in cui non mi batteva nessuno perché mi rimanevano impressi tutti i i particolari e questo perché la lettura era il mio forte. Quando la maestra ci faceva leggere qualche brano sul libro di lettura io non solo leggevo ma davo al fatto l’interpretazione giusta.

Quando mia mamma mi comprò i libri di scuola il mio interesse non fu quello di guardare le figure ma di leggere tutti i racconti: li leggevo più volte e malgrado la mia poca memoria mi rimanevano impressi nella mente. A scuola, come ho già detto, ero distratto e svogliato e quando facevamo la lettura in classe la maestra spesso faceva smettere uno scolaro di leggere e mi diceva “Fabbri va avanti” ma non mi ha preso mai in castagna, perché il libro lo conoscevo bene e trovavo subito il segno; questo lo faceva notare anche a mia mamma dicendole che avrei potuto fare di più perché l’intelligenza non mi mancava ma avrei dovuto impegnarmi di più. Alla fine dell’anno mi bocciò e disse a mia mamma che dovevo ripetere la terza.

L’anno seguente ripetei la terza. La maestra era la Foschi, una bellissima signora bionda che aveva due figli, il maschio bellissimo e la femmina brutta e anche strabica. Con noi era molto buona.

Ricordo che quell’anno io e mia sorella ricevemmo la Prima Comunione e la “santola” di mia sorella ci invitò a pranzo, poi io e il nipote della “santola” (cioè della madrina) dopo pranzo l’andammo a trovare; abitava nella stessa via poco lontano; la nostra visita le fu molto gradita e siccome era molto religiosa ci disse: “Questo giorno è il più bello della vostra vita perché Gesù è con voi, continuate a stare vicini al buon Gesù che vi proteggerà”. Quando ci congedò eravamo molto contenti.

La mattina eravamo andati a trovare la mia zia suora, sorella di mia mamma, all’istituto delle Maestre Pie, che all’Enrica regalò una borsa di pizzo confezionata da lei ed era bellissima, mentre a me regalò un vetro smerigliato che sopra aveva incollato Gesù Bambino con attorno tanti fiorellini dipinti da lei. Io trovai una differenza grande fra i due regali e mostrai il mio disappunto ma la zia mi disse che non aveva altro e che quel giorno dovevo essere contento perché Gesù era con me.

Mia mamma mi rimproverò facendomi notare che in un giorno come quello non dovevo considerare il regalo e mi ripeté che l’importante era che avevo ricevuto Gesù. Dimenticavo di dire che mio babbo si trovava a Roma per lavoro così gli spedimmo i santini.

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