Foto: “Questa fotografia era stata inviata in Egitto al corista Albani nonno di Corrado, che si trovava là in tournee a cantare nell’opera Aida. Nella foto gli amici del bel canto, mio babbo è con la bottiglia in mano” (la seconda persona da sinistra).

Era terminato l’anno scolastico ed erano cominciate le vacanze, quindi erano i primi giorni della stagione estiva. Un giorno mio babbo mi disse che mi avrebbe portato con sé a San Martino in Venti dove andava ad assaggiare del vino e contrattare il prezzo. Partimmo la mattina presto; il mio babbo aveva noleggiato un calessino ed io ero in mezzo, tra lui e il conducente. Quel viaggietto mi piacque molto; la campagna era in pieno rigoglio e ricordo che lungo la strada c’erano diversi salici piangenti. Sia il nome sia i rami lunghi esercitavano su di me un fascino straordinario e mi davano la sensazione che piangessero veramente.

Quando arrivammo sul posto mio babbo cominciò ad assaggiare il vino e fare il contratto e, siccome le cose andavano per le lunghe, io feci un giretto per la campagna; si era fatto tardi e il contadino, prevedendo questo, aveva fatto preparare il pranzo dalle sue donne. Mi ricordo che fecero le tagliatelle e un pollo arrosto. Dopo il pranzo si misero a chiacchierare e il tempo passava; avevo una necessità e domandai dove potevo andare a fare un bisogno. Il contadino mi rispose che la latrina era il campo: “Va’ dietro quel pagliaio”. Passai di corsa poco lontano dal cavallo che era legato e io non so cosa sia successo: so che mi hanno trovato poco lontano dal cavallo a terra tutto insanguinato, forse il cavallo impaurito dalla mia corsa mi aveva sferrato un calcio. Mi fasciarono alla meglio e tornammo a Rimini. Il viaggio che era cominciato tanto bene si concludeva in così cattivo modo.

Fui portato all’ospedale dove per suturare la ferita fu necessario dare tre punti. Non dico l’impressione di mia mamma quando mi vide in quello stato. Rimasi con la bocca storta per un po’ di tempo, poi piano piano tornò al suo posto, però rimasi sordo. Per riprendere l’udito mi portarono da uno specialista. La cura fu molto dolorosa: ricordo che il medico mi introduceva una peretta nel naso, mi faceva tenere l’acqua in bocca e quando mi diceva di ingoiarla premeva la peretta; questa operazione mi dava un colpo al cervello così forte che facevo fatica a resistere e ripeté l’operazione per tre volte.

Dovevo ritornare il giorno dopo ma io non volli ritornare, dissi che preferivo rimanere sordo. Poi col tempo mi ritornò parzialmente l’udito. Questo incidente mi lasciò un trauma e per parecchio tempo tutti i cavalli mi facevano paura.

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